giovedì 29 settembre 2016

JOACHIM TILLOCA

Fa uno strano effetto parlare di una persona che non hai mai incontrato in vita tua. Potrei persino dubitare della sua esistenze, se non fosse per tre prove che qualunque tribunale definirebbe "indiziarie": le sue mail, la sua voce al telefono, ma soprattutto le sue potenti tavole che da un po' di anni a questa parte danno vita alle avventure di Jonathan Steele.
Fortunatamente tre prove indiziare fanno una certezza: quella che dietro le mail, la voce al telefono e le suddette tavole c'è una persona reale, anche se io non l'ho mai vista. Un fumettista istintivo, un talento naturale che, quando disegna, riesce a riversare sulla carta tutta l'energia e tutta la passione che lo animano.
Nel suo tempo libero.

Già, perché quello del disegnatore di fumetti, per Joachim, non è un lavoro. Se fosse nato in un altro paese, soprattutto gli Stati Uniti, lo sarebbe. Probabilmente non sulle testate Marvel o DC, piuttosto sugli albi della Vertigo, della Dark Horse o di qualche casa editrice "minore", per quanto prestigiosa. Il suo tratto spigoloso e vigoroso, i suoi violenti chiaroscuri e l'espressività dei suoi personaggi avrebbero senza dubbio conquistato un pubblico determinato a seguirlo sia come disegnatore che come autore completo di storie folli e surreali (già, perché Joachim sa anche scrivere, e lo sa fare bene!).

Ma Joachim è nato ad Alghero e quindi per vivere e mantenere la sua famiglia deve fare un altro lavoro e dedicare al fumetto soprattutto notti insonni (ulteriore prova della passione che riversa in questo nostro mezzo di comunicazione). Quello stesso stile che conquisterebbe un certo pubblico in altri paesi e che gli ha guadagnato l'apprezzamento di molti suoi colleghi, che spesso mi chiedono sue notizie, qui in Italia gli preclude l'accesso alla Bonelli, oggi una delle due sole case editrici di fumetti realistici in grado di consentire a un autore di vivere di questo lavoro (l'altra è l'Astorina).
L'avevano anche chiamato, dalla Bonelli, per fare le prove di un loro recente personaggio, prove che lui ha realizzato, anche se con lo spirito del "giusto perché non provarci sarebbe stupido!". E infatti il risultato è stato apprezzato, ma non approvato.
Perché a Joachim fare fumetti piace troppo e modificare il suo stile per andare incontro alle esigenze di una casa editrice smorzerebbe il suo divertimento, la sua stessa passione. E allora perché dovrebbe farlo?

Quando cominciò a disegnare Jonathan Steele, quasi per gioco (anzi, no, fu proprio per gioco!), stabilimmo un principio: avremmo dovuto divertirci. Io avevo apprezzato il suo fumetto Un Anno Dopo e cercai quindi di scrivergli qualcosa cucito su misura per lui. E sono dieci anni circa che andiamo avanti così, senza aver mai tradito quel patto iniziale.
Se Jonathan Steele sta proseguendo la sua avventura editoriale e se si è evoluto seguendo i binari attuali è anche merito suo. Non solo per il suo stile che ha traghettato il personaggio dalla giovinezza all'età adulta, ma per la sua insistenza a disegnare le avventure di Jonathan, Myriam e Jasmine: alla fine di ogni storia, ormai per puro scrupolo, io gli domando puntualmente se non si sia stancato, se magari non abbia voglia di fare qualcos'altro, anche un progetto e dei personaggi creati a quattro mani. E altrettanto puntualmente lui mi risponde di voler proseguire con Jonathan Steele, che disegnarlo gli piace e si diverte.
E chi sono io per togliergli il divertimento?

Perciò, se a breve potrete leggere Jonathan Steele Blanc, la conclusione della trilogia dei colori, e se in futuro, con la necessaria pazienza, potrete attendere fiduciosi nuove avventure del biondo eroe e delle sue affascinanti amiche, ringraziate soprattutto Joachim. Sempre che riusciate a incontrarlo!
Il suo unico contatto con il vasto mondo della rete e dei social network è un blog, aggiornato soprattutto con l'anteprima di qualche tavola. Joachim sostiene che deve essere il suo lavoro a parlare per lui e non viceversa. Ed è anche refrattario alle folle, per questo è così difficile, al limite dell'impossibile, vederlo alle fiere, soprattutto quelle importanti.
Ma un giorno riuscirò a trascinarlo in qualche fiera o a qualche incontro col pubblico, così almeno avrò ottenuto due risultati: potrà, una volta tanto, ricevere di persona i complimenti che tanti suoi colleghi mi chiedono di riferirgli e, soprattutto, finalmente anche io me lo ritroverò di fronte in carne e ossa!
E probabilmente, quel giorno, il mondo finirà!