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giovedì 16 novembre 2017

PREVENDITA PER IL VOLUME "LE FIAMME PERDUTE DI SHERAZADE"

La copertina del volume
Per tutte le informazioni riguardanti la prevendita del volume "Le fiamme perdute di Sherazade" andate qui.
Grazie a tutti.


martedì 26 settembre 2017

CRONOLOGIA AGENZIA INCANTESIMI RELOADED


Nel caso vi interessi o vi torni utili, ecco qua l'elenco delle storie che al momento compongono la serie di Agenzia Incantesimi Reloaded, disponibile su Indieversus (alla voce "fumetti in pdf").

LA VOCE DI UN ANGELO di Memola/Checchetto
* BENVENUTI ALL'AGENZIA INCANTESIMI di Memola/Federici
LA REGINA DEI GOBLIN di Memola/Ponchione
CLEOPATRA! di Memola/Crosa
L'UOMO DI GHIACCIO di Memola/Sedioli
LA NOTTE PERDUTA di Memola/Strarosti
L'ORA DEI SUPEREROI di Memola/Cerritelli
LA LUNGA FUGA DELLA FATA ROSSA di Memola/Gregorini
FURIA SELVAGGIA di Memola/Crosa
PERDUTE! Di Memola/Sedioli
SEX IN THE CITY di Memola/Manunta
* PIU' OSCURO DELLA NOTTE di Memola/Vicentini
* L'ORDA INFERNALE di Memola/Castelluccio
NASCITA DI UNA REGINA di Memola/Rallo
* I GIORNI DELL'ABBANDONO di Memola/Pizziolo
UNA GIORNATA ALL'INFERNO di Memola/Checchetto
* FURIA ROSSA di Memola/Simonato
LA GRANDE BATTAGLIA DI EVERNIGHT di Memola/Ferri
IL MISTERO DELL'ELEFANTE D'ORO di F. Da Sacco/M. Da Sacco
LADY LILITH di Memola/Stellato
I REAMI PERDUTI di Memola/Di Salvo
MISSIONE DAVVERO IMPOSSIBILE! Di Gorni/Guerrieri
BUONASERA CON... IL CAOS! di Memola/Belardo
LA VALLE DELLA DISCORDIA di F. Da Sacco
* LA VENDETTA DEI GOBLIN di F. Da Sacco/Lo Giudice
* IL CANE CHE SAPEVA TROPPO di Memola/Recchione
I GATTI DELLO ZOO DI PARIGI di Memola/Marzia
* THE QUEST di Memola/Sedioli
IL POTERE, LA GLORIA E ALTRE SCIOCCHEZZE di Memola/Marzia
CUORE DI BAMBOLA di Memola/Maconi
* I DIVORATORI di Memola/Blasich
* ACQUE PROFONDE di Memola/Vicentini
* SECOND CHANCES di Memola/Veschi
* LA SPOSA PROMESSA di Memola/Randazzo
*SENZA TITOLO di Memola/Serafini
* C'ERA UNA VOLTA UNA PRINCIPESSA di Memola/Vivenzio
MYRIAM DI MOLTI MONDI di Cerritelli
INTERLUDIO di Memola/Colombani
TUTTI QUANTI VOGLIONO MYRIAM di Memola/Celestini
IL GIUDIZIO DI JAMINE di Memola/Buscalferri
IL DENTE DEL DRAGO di Memola/Russo
* LA FAMIGLIA OSCURA di Memola/Cacciatore
* TERRORE DAGLI ABISSI di Memola/Lo Giudice
* M.G.M. (METAL GEAR MYRIAM) di Memola/Girola
I MASTINI DI FENRIR di Memola/Maconi
* BELLEZZA GLACIALE di Memola/Di Virgilio
PRIGIONIERA DELL'ANTARTIDE di Memola/Pantalena
** LA REGINA SCOMPARE di Memola/Veschi
** PLAY-GIRLS di Bondi/De Michele
** GLI OCCHI DEL MALE di Memola/Colombani
** L'OMBRA DELL'ABISSO di Memola/Di Michele

* Pubblicato per la prima volta su internet
** Pubblicato solo su Indieversus

lunedì 25 settembre 2017

LE DUE ANIME DI AGENZIA INCANTESIMI


C'era una volta Agenzia Incantesimi, lo spin-off di Jonathan Steele con le avventure di Myriam e Jasmine. La serie usciva sotto forma di albi speciali una volta all'anno, edita dalla Star Comics.


Terminata l'esperienza cartacea, la serie è diventata cinque anni fa un webcomic con il titolo Agenzia Incantesimi Reloaded. In questa nuova veste, dopo aver "ripubblicato" i vecchi episodi, la serie ha proseguito il suo cammino presentando nuove storie, sempre illustrate da diversi artisti.


Oggi, grazie a una campagna di crowdfunding, ha preso il via una terza versione, tutta nuova: Agenzia Incantesimi 2.0, che si propone come una sorta di seguito/reboot (termine oggi tanto in voga) della versione Reloaded. Che non si ferma, ma prosegue su Indieversus continuando a presentare nuovi episodi.


Mi rendo conto che questo sdoppiamento può creare un po' di confusione in chi sta seguendo la serie, quindi vorrei fare un po' di chiarezza in merito. Sempre ricordando che quello di Jonathan Steele & C. è un multiverso!


Da sempre la grande varietà di stili grafici e di temi di Agenzia Incantesimi è stata la sua forza, ma anche la sua debolezza. Da un lato, infatti, ha sempre consentito una folle e totale anarchia creativa: qualunque argomento e qualunque stile di disegno possono essere adottati. Storie drammatiche, storie romantiche, storie avventurose, storie erotiche... Non esiste genere che non potrebbe trovare spazio nella serie. E, come avete visto se l'avete seguita anche solo sporadicamente, lo stesso dicasi per i disegnatori. Questa libertà consente di spaziare da un tema all'altro,di poter sviluppare qualunque idea passi per la testa, se buona. Quindi una ricchezza, indubbiamente.
Ma tale varietà è anche stata l'elemento che finora ha privato la serie di un'identità precisa e riconoscibile. Soprattutto agli occhi dei lettori. A volte è stata anche interpretata come una "mancanza di un carattere preciso". E questa debolezza ha sempre un po' precluso la possibilità di riportare Agenzia Incantesimi su carta.
Così, quando ho incontrato Francesca Follini, il cui segno incarnava alla perfezione lo spirito che più di ogni altro volevo per le avventure di Myriam e Jasmine, ho colto l'occasione.


La serie Agenzia Incantesimi 2.0 è perciò da oggi la serie ufficiale, quella che -con molto lavoro e un po' di fortuna- una volta all'anno vi proporrà un volume di 48 pagine (o più, magari), di grande formato, a colori con le avventure di Myriam e Jasmine. Francesca e io ne saremo gli unici autori, lo staff regolare.


La serie Agenzia Incantesimi Reloaded su Indieversus, invece, prosegue secondo le vecchie modalità (ovvero, scritta e disegnata da vari autori) e può essere vista come una raccolta di storie parallele che si collocano fra un volume e l'altro. Oppure -come già accadeva con le storie di Zona X ideate da Alfredo Castelli con versioni alternative di Martin Mystère- avventure ambientate in universi paralleli. Per ogni storia potete scegliere voi la versione che preferite. Anche perché, in qualsiasi universo, Myriam e Jasmine rimangono sempre fedeli a se stesse!


domenica 22 gennaio 2017

COME SI PRESENTA UN PROGETTO A UN EDITORE?

Qualche piccolo consiglio per chi magari voglia proporre un proprio progetto a qualche editore e non abbia idea di come presentarlo.
Ipotizziamo, per esempio, che la bravissima Francesca Follini e io volessimo proporre a qualcuno la serie Agenzia Incantesimi... Ecco un esempio accompagnato da qualche rapida indicazione.






Piccola nota: nell'ultima pagina, quella con le schede degli autori, alla fine del testo di presentazione inserite i vostri contatti: indirizzo email e numero di telefono. In questa presentazione d'esempio, per ovvie ragioni di privacy, non sono stati inseriti.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, mi permetto sfacciatamente di fare anche un po' di pubblicità a questo libro/intervista al sottoscritto.

Se volete domandarmi qualcosa in proposito, fatelo sulla mia pagina Facebook, poiché, per motivi a me ignoti, non riesco a rispondere ai commenti ai miei post!

sabato 31 dicembre 2016

BILANCIO PROFESSIONALE DI FINE ANNO

Confronto ai tempi in cui ogni mese spedivo in edicola dalle 94 alle 188 pagine firmate o supervisionate da me, questo (come i precedenti, d'altronde) è stato un anno abbastanza "sottotono": tre volumi in libreria (ma due sono ristampe) e la serie di Agenzia Incantesimi su Tapastic.
Beh, se siete miei fan, almeno vi sto facendo risparmiare!

In libreria (ma più facilmente su rete) potete trovare la mia intera produzione caretacea di quest'anno! Vi servirà giusto un lanternino, probabilmente!
E' chiaro che il percorso artistico che ho seguito negli ultimi anni ha portato il fumetto a non essere più la mia principale fonte di sostentamento. Più che una scelta consapevole si è trattato di un evolversi degli eventi, a volte determinati dalle mie decisioni, altre da quelle di altre persone.
Sia come sia, la situazione è al momento questa e ha i suoi pregi e i suoi difetti, come tutto. Solo che se i difetti sono meramente economici, fra i pregi posso metterci il fatto che sto facendo qualcosa che ancora mi piace e mi diverte. Forse proprio perché più centellinato e, soprattutto, meno legato al profitto. La trilogia di volumi di Jonathan Steele edita da Kappalab è stata scritta (e disegnata) in completa libertà e serenità, così come gli episodi di Agenzia Incantesimi. E dopo tanti anni passati a "macinare tavole", ogni tanto occorre rallentare un po'.

Come sempre, quel che viene pubblicato è solo la punta dell'iceberg rispetto a quanto ancora giace (NON abbandonato) nel famigerato cassetto dei progetti a cui ho comunque continuato a lavorare. Se qualcuno di questi troverà spazio nel catalogo di qualche editore nei prossimi mesi o anni, non posso ancora dirlo. Non perché non voglia, ma perché proprio non lo so! Non viviamo un momento editoriale felice: la maggior parte delle opere che trovate in libreria viene pubblicata grazie al fatto di compensare gli autori con fantomatiche royalties sulle vendite e se io posso accettare di ideare e scrivere storie senza sapere se ne ricaverò un guadagno (decente), non posso imporre la stessa scelta ai vari disegnatori, i quali -se proprio devono- preferiscono giustamente farla per quanto riguarda i loro progetti.

Progetti, progetti, sempre progetti... Se son rose...
Al momento, di certo, c'è solamente la prosecuzione di Agenzia Incantesimi, sia grazie al materiale già esistente che alle nuove storie che alcuni generosi artisti stanno illustrando. E il fatto che, purtroppo, nessuno dei progetti a cui sto lavorando reca anche la firma di Giacomo Pueroni.
Per il resto, staremo a vedere.
Intanto un buon 2017 a tutti.


martedì 20 dicembre 2016

TUTTO SI TRASFORMA

Chiunque svolga un lavoro creativo sa benissimo che ogni sua creazione, anche quella che magari lui stesso reputi più originale, in realtà è frutto delle esperienze vissute in passato. Tutto quello che abbiamo visto, letto, ascoltato e, soprattutto,provato, viene frullato dalla nostra mente per plasmare e partorire le nostre creazioni.
In questo processo rimangono ben poche tracce di quel che ci è piaciuto o ci ha colpiti quando eravamo bambini, mentre sono ben più potenti e radicate le sensazioni e le emozioni che abbiamo provato durante la fase adolescenziale e dintorni. Sono quelli gli stimoli che formeranno i nostri gusti anche da adulti e che, nel caso di chi scrive, influenzeranno inevitabilmente le nostre creazioni.
Quando inventiamo un personaggio o un'ambientazione, tutta una serie di scelte razionali o funzionali alla storia che vogliamo raccontare vanno infatti a innestarsi su di un substrato inconscio formato dai nostri ricordi e dai nostri gusti. Al momento della creazione è difficile riconoscere e identificare questo substrato, è molto più facile farlo a posteriori, spesso anche a distanza di anni, a mente fredda.

Ho fatto questo "lavoro" per quel che riguarda i tre protagonisti di Jonathan Steele, individuandone le fonti principali, sia visive che caratteriali. Eccole qua.

JONATHAN
In senso orario: Indiana Jones, James Bond, Lupin III e John Steed.


JASMINE
In senso orario: Lady Oscar, Yasmeen Ghauri, Jun.


MYRIAM
Insenso orario: la regina Aleta, Angelica e Fujiko Mine.



giovedì 17 novembre 2016

QUANDO DISEGNARE "ALLA GIAPPONESE" ERA PROIBITO (NELLE SCUOLE DI FUMETTO)

Vedere oggi tanti disegnatori, cresciuti con cartoni animati e fumetti giapponesi, così influenzati da quello stile e raggiungere il successo grazie a fumetti o illustrazioni che sono il risultato di tale formazione non solo mi fa piacere per una questione di gusto, ma anche per ragioni molto personali: Teresa Marzia (mia moglie, lo dico subito) ha infatti compiuto quel percorso alla fine degli anni Ottanta, quando era molto più accidentato di oggi.

Se attualmente non c'è una sola scuola di fumetto che non proponga corsi di manga, fino ancora alla fine dello scorso millennio non era esattamente così. Quando frequentava la Scuola del Fumetto di Milano, Teresa si sentiva ripetere praticamente ogni santo giorno che doveva smetterla di disegnare “alla giapponese” (e immaginate quel "alla giapponese" pronunciato con un marcato disprezzo) per disegnare in stile realistico o comunque occidentale. Non che studiare disegno realistico le abbia nuociuto, tutt'altro, ma era proprio l'atteggiamento ostile nei confronti di qualunque dettaglio ricordasse anche solo lontanamente un cartone animato giapponese a essere pesante da reggere. Ogni santo giorno per tre anni.

Tavola dalla prima storia di Teresa, apparsa su Fumo di China n. 8 (1991).

All'epoca le scuole di fumetto, in Italia, si contavano sulle dita di una mano, Dylan Dog era appena "esploso" e stava diventando quel fenomeno di costume destinato a influenzare l'intero panorama fumettistico italiano, mentre le riviste che ospitavano i grandi autori godevano ancora di una discreta salute. Le edicole rappresentavano ancora i soli punti vendita per la maggior parte dei fumetti (esistevano già le prime fumetterie, ma in numero esiguo, inoltre erano quasi inesistenti le pubblicazioni dedicate esclusivamente a quel circuito), ma soprattutto l'invasione dei manga nel nostro paese doveva ancora iniziare e quasi nessuno (me compreso) aveva sentore dell'effetto dirompente che avrebbero avuto.

Questo per dire che, in quelle poche scuole cui accennavo prima, lo stile giapponese era fortemente osteggiato non solo per questioni di gusto degli insegnanti, ma anche perché ritenuto del tutto ininfluente sia sotto il profilo artistico che quello commerciale: se volevi avere la possibilità di essere preso in considerazione da un editore, anche il più scalcinato, dovevi disegnare o con lo stile realistico tradizionale oppure, partendo comunque dal disegno classico, sviluppare un tuo stile decisamente più "artistico" (poi decidete pure voi che cosa intendere con questa definizione!).
Ma ispirarsi o essere anche minimamente influenzati dai cartoni animati giapponesi era decisamente sconsigliato. Il mercato stava andando in una direzione (o, almeno, così sembrava) e scuole e case editrici seguivano il flusso.


I primi studi per Legs (1993)

Nonostante tutte le pressioni subite a scuola e la generale disapprovazione, Teresa riuscì a sviluppare un proprio stile mantenendo caparbiamente elementi derivati dai manga, soprattutto per quello che riguardava le caratterizzazioni dei personaggi.
Fu quindi con il suo stile che illustrò le storie su Fumo di China, con cui venticinque anni fa esordimmo entrambi nel mondo del fumetto, e quelle per l'Intrepido, dove la nuova gestione arruolò quasi in toto gli autori pubblicati sui primi numeri di FdC.

Quando però le giunse la proposta di realizzare le prove per Nathan Never, Antonio Serra, pur apprezzando i suoi disegni e ritenendola idonea per il primo numero della nuova testata dedicata a Legs Weaver, si trovò costretto a chiederle di essere un po' più realistica e, a tale scopo, la fece inoltre inchiostrare da Gianmauro Cozzi. La Bonelli, infatti, richiedeva uno stile più tradizionale e per quanto in testate come Nathan Never, Legs, Zona X (e, in seguito, anche Jonathan Steele) venisse concessa una libertà maggiore di "sperimentazione", comunque non si potevano superare certi limiti.

Il risultato di quella collaborazione fu sicuramente il più orientaleggiante mai visto fino a quel momento in Bonelli, ma comunque un'occidentalizzazione di quello che era lo stile di Teresa. Che, fra l'altro, in quel momento era una delle poche disegnatrici della Bonelli (praticamente, oltre a lei, si potevano contare solo Lina Buffolente, Lucia Arduini, Laura Zuccheri e Luana Paesani): fu proprio Legs ad aprire le porte di via Buonarroti a uno stuolo di ragazze di talento.


Tavola dal numero 1 di Legs (1995).

Un ulteriore passo in avanti fu possibile quando Teresa cominciò a disegnare per Jonathan Steele, serie di cui era anche la creatrice grafica. Sebbene si trattasse ancora di una testata bonelliana, nel frattempo, e proprio grazie a Legs e alle sue disegnatrici, i paletti si erano leggermente allargati rispetto a quattro anni prima e Teresa ebbe la possibilità di utilizzare uno stile decisamente più vicino al suo. Intanto l'invasione di manga nel nostro paese era iniziata e anche il mondo del fumetto italiano stava cambiando, così le (ormai numerose) scuole di fumetto si stavano arrendendo all'orda di aspiranti disegnatori e disegnatrici che pretendevano, giustamente, di esprimersi con stili a loro consoni.
Così, seguendo il detto “se non puoi batterli, unisciti a loro”, nelle scuole iniziarono i primi corsi di manga.

Tavola da Jonathan Steele n. 54, con le chine di Jacopo Brandi (2003).

Tutto è avvenuto abbastanza velocemente, alla fine, tuttavia oggi è difficile pensare a quante difficoltà si potessero incontrare all'epoca se si voleva disegnare con uno stile giapponese: manga e cartoni animati nippi hanno ormai influenzato migliaia di artisti in tutto il mondo e persino in Bonelli è possibile ammirare opere straordinarie come l'Agenzia Alfa di Massimo Dall'Oglio. Fortunatamente!

Illustrazione di Agenzia Incantesimi del 2016.











martedì 18 ottobre 2016

IL NUOVO MARTIN MYSTÈRE



C'era una volta Capitan Harlock, il celebre pirata dello spazio. Chiunque sia stato bambino o ragazzino alla fine degli anni Settanta lo conosce, almeno per sentito dire: all'epoca era secondo solo a Goldrake per popolarità, nell'ambito dei personaggi televisivi.
Capitan Harlock aveva la sua serie, in cui combatteva contro le mazoniane in compagnia del suo equipaggio e della sua nave. E fin qui nulla di strano.
Poi però, uno o due anni dopo, approdò sui nostri teleschermi un'altra serie creata dallo stesso autore, Leiji Matsumoto: il Galaxy Express 999. Lo stile era inconfondibile, anche se la trama appariva del tutto differente: in un'universo ricco di alieni e pianeti colonizzati, un ragazzino attraversava l'intera galassia per ottenere un corpo meccanico. Non si trattava certo della stessa ambientazione di Harlock, poteva al massimo costituirne un lontano futuro. Così, quando in una puntata apparvero il pirata dello spazio e la sua astronave, noi spettatori di allora fummo colti di sorpresa. Però a quei tempi non c'erano internet e Facebook per intavolare migliaia di discussioni su che cosa diavolo ci facesse Harlock in quell'universo, così come eravamo meno critici in fatto di incongruenze, quindi la cosa finì lì. In fondo, persino nel granitico Tex erano presenti contraddizioni che non creavano alcun problema ai lettori: in un albo appaiono le prime automobili, in un altro Tex racconta al figlio una propria avventura di gioventù svoltasi durante la Guerra Civile, in un altro ancora Tex e il figlio partecipano alla suddetta Guerra Civile... Per tacere delle storie Disney, dove il passato e persino il carattere dei personaggi mutava da storia a storia, a seconda degli autori. Potremmo dire che ci si faceva meno problemi, in fondo.

Nei decenni seguenti, chi crescendo continuò a seguire cartoni animati e fumetti giapponesi, ebbe poi modo di verificare come, per gli autori nipponici fosse normale, ogni tanto, rinnovare i propri personaggi, magari per farli conoscere a quelle nuove generazioni che li avevano solo sentiti nominare, oppure per il gusto di rinnovarli.
Esistono quindi diverse versioni di Capitan Harlock, di Mazinga, di Cyborg 009, ma anche di personaggi più recenti come Sailor Moon e Saint Seya (I Cavalieri dello Zodiaco) e altri ancora. Per la mia generazione, cresciuta con questi personaggi, è quindi abbastanza normale. E l'affetto per le versioni originali non ci impedisce di apprezzare quelle seguenti, se ben fatte.

Capitan Harlock. L'originale e la sua più recente versione.
Questa abitudine ha sicuramente avuto una forte influenza anche su di me. La mia prima serie in assoluto, "Moon Police Dpt.", apparsa su Fumo di China, è diventata anni dopo "Legione Stellare" su Zona X. E anche la serie Agenzia Incantesimi, attualmente pubblicata su Tapastic, si è distaccata (qui più per necessità che per scelta) dalla serie madre Jonathan Steele, in modo da poter essere tranquillamente letta anche da chi non ha mai sfogliato un albo di Jonathan.

Moon Police Dpt vs Legione Stellare.
Ecco perché, all'annuncio di una nuova versione (a colori) di Martin Mystère che avrebbe presentato sostanziali cambiamenti rispetto alla serie "tradizionale", non mi sono sorpreso più di tanto. E sicuramente non mi sono scandalizzato.
Al contrario di molti lettori del Detective dell'Impossibile.

Ho infatti notato come sia all'annuncio che l'apparizione delle prime anteprime abbiano suscitato perplessità e critiche, scaturite quasi da un senso di "tradimento" provato dai lettori di vecchia data. Da quel che ho letto, infatti, credo che queste lamentele siano più o meno riassumibili nella frase "perché la serie a colori deve privilegiare un pubblico nuovo invece di premiare quello affezionato che vuole il 'vero' Martin Mystère e non una copia?"

Okay, dando per scontato che raggiungere un nuovo pubblico sia vitale per una testata che intenda sopravvivere in edicola, perché per Martin non si è optato per un'operazione analoga a quella messa in atto da Boselli per Zagor un po' di anni fa? In quell'occasione, per chi non lo sapesse, gli autori aprirono un nuovo ciclo di storie sulla testata regolare, mantenendo però tutte le caratteristiche e la continuity della serie. Preferirono quindi intervenire sul respiro, sulle tematiche e sulla qualità delle storie, piuttosto che scardinare la serie. Ma in quel caso era possibile anche perché Zagor, pur essendo editorialmente più anziano, è però un personaggio giovane, senza tempo (come Tex).
Dove per "senza tempo" non s'intende collocato al di fuori di un'epoca storica (sebbene, nel caso di Zagor, sarebbe difficile stabilirla|!), quanto non soggetto al normale trascorrere degli anni. Zagor, Tex, Mister No, Tintin, l'Uomo Ragno, Superman, Flash Gordon e la maggior parte degli eroi dei fumetti sono personaggi per i quali gli anni non trascorrono, cristallizzati in un'epoca che persiste sempre identica da centinaia di albi o che si evolve attorno a loro senza influire sulle loro cellule. E' la magia dei fumetti, no?

Martin Mystère, al contrario, è un personaggio profondamente calato nell'attualità e nel mondo in cui viviamo e dalla sua nascita, sia "biologica" che editoriale, è inesorabilmente invecchiato. Pensare di riuscire a far presa su di un nuovo pubblico o di scrivere storie più dinamiche e avventurose con un personaggio dell'età di Martin sarebbe assurdo quanto pensare di girare un nuovo film di Indiana Jones con Harrison Ford.
E in fondo, sia su Zona X che sugli almanacchi, di versioni alternative del nostro Detective dell'Impossibile ne sono già apparse, ricordate?
Ecco quindi che, un po' per divertimento, un po' per dare una rinfrescata a un personaggio con più di trent'anni di avventure alle spalle, nasce la nuova versione di Martin Mystère. Più fedele alla vecchia serie e, soprattutto, al personaggio originale rispetto alla versione animata di qualche anno fa, ma sufficientemente differente per poter essere fruita anche da chi non abbia mai letto la serie del 1982. Il mio consiglio per tutti i vecchi lettori è perciò quello di recuperare lo spirito di un tempo, magari di riportare alla mente il momento in cui hanno aperto per la prima volta un albo di Martin Mystère, e di godersi serenamente con quello stesso spirito le nuove avventure e soprattutto le potenzialità che questa terza giovinezza di Martin comporta.
Anche perché, sebbene a mio giudizio la serie avrebbe dovuto distaccarsi maggiormente, per grafica e impaginazione, da un normale albo di Martin Mystère, il lavoro è davvero buono e l'albo molto godibile (ebbene sì, l'ho già letto!). Quindi i miei complimenti a tutti gli autori!
Anche se mi ha fatto un po' ridere trovare un personaggio di nome Max in un ruolo analogo a quello di Max in Jonathan Steele!



venerdì 14 ottobre 2016

DIFFERENZIARE I PERSONAGGI

Non me ne vogliano i disegnatori, se oggi "sparlo" un po' di loro, per compensare, la prossima volta parlerò male di noi sceneggiatori! Che siamo un bersaglio facile, tanto!

Sta di fatto che,per quanto bravo, ogni disegnatore segue un po' automaticamente, a volte senza nemmeno rendersene conto, dei modelli di anatomie ben definiti, sia per quanto riguarda gli uomini, ma soprattutto per le figure femminili. Il risultato è che, facilmente, i personaggi finiscono per assomigliarsi fra loro. Non tanto nei visi, quanto nelle anatomie. Succede anche ai più grandi, sia chiaro. Il bravissimo e apprezzatissimo Frank Cho, che piace molto anche a me, disegna donne fantastiche... O meglio, disegna una donna fantastica, sempre la stessa. Cambia il colore dei capelli e, qualche volta, la pettinatura, ma per il resto tutti i suoi personaggi femminili potrebbero essere il frutto di parto plurigemellare.
Ribadisco: questo non è dovuto a una reale incapacità di disegnare anatomie differenti, dato che quasi tutti i disegnatori sono perfettamente in grado di farlo. Ma quando si lavora quotidianamente al tavolo da disegno, soprattutto a ritmi un po' sostenuti, è molto facile cedere agli automatismi senza nemmeno rendersene conto. Per gli sceneggiatori è un po' l'equivalente di ricorrere spesso agli stessi espedienti narrativi.

Quattro delle tante sorelle Cho.
Infarcendo le mie storie di personaggi femminili e avendo avuto a che fare con staff composti da diversi disegnatori, so bene di che cosa parlo. Nonostante cercassi di descrivere anche i diversi tipi fisici di personaggi, due erano essenzialmente i problemi: la tendenza a deviare dal modello originario per aderire al proprio e applicare il proprio modello un po' a tutti i personaggi.

Poiché questo,come ho detto, avviene in maniera più marcata con i personaggi di sesso femminile, sia all'epoca de "La Stirpe di Elan" su Zona X che successivamente con Jonathan Steele e Agenzia Incantesimi, Teresa disegnò uno schemino che fosse d'aiuto ai disegnatori per ovviare a questo problema. L'idea l'abbiamo biecamente "rubata" agli studi per i personaggi delle varie serie di cartoni animati giapponesi che avevamo trovato sulle riviste d'animazione o sui libri d'importazione.
E devo dire è stato d'aiuto.
Può quindi essere d'aiuto, per chi disegna, ogni tanto fermarsi ed esercitarsi a differenziare le proprie tipologie di personaggi. Anche copiando figure dal vero. Più per non rischiare di cadere negli automatismi, che per una effettiva incapacità.


giovedì 13 ottobre 2016

LAVORI SOTTOVALUTATI

Scrivere, in Italia, è uno dei mestieri più sottovalutati. Nessuno ragiona mai sul fatto che, anche dietro cinque righe può esserci tutto un lavoro di riflessione e di elaborazione.
Rimaniamo nel nostro campo, quello del fumetto. Ho sentito spesso accuse di "sfruttamento" per aver magari chiesto a un disegnatore una (breve) storia gratis, io stesso ne ho ricevute, in passato, per il progetto di Agenzia Incantesimi. A volte questa indignazione è legittima, soprattutto se qualcuno guadagna dei soldi grazie al lavoro altrui, in altre occasioni no, ma non è questo il punto.
Il punto è che a fronte di questa ragionevole alzata di scudi di fronte a certe richieste, viene invece considerato normale che quasi tutti gli articoli di critica di fumetto siano realizzati senza percepire un solo centesimo, come se scrivere un articolo (recensione, intervista o approfondimento che sia) non fosse un lavoro, non meritasse un legittimo compenso, che consentirebbe anche di pretendere dall'autore del pezzo una qualità minima, sia di forma che di contenuti.
E anche chiedere a uno sceneggiatore una storia gratis non suscita altrettanto scalpore o indignazione. Forse perché un disegno appare più tangibile e dà l'idea di richiedere molto più lavoro rispetto a un testo scritto. Che è vero, ma non del tutto vero.
Perché in effetti un disegnatore, uno veloce, impiega mezza giornata a completare una tavola (più facilmente una giornata intera) mentre una pagina di sceneggiatura la si può scrivere anche in dieci minuti, quando va bene. Sì, certo, peccato solo che fissare le parole su carta sia solo l'ultima fase del lavoro, il risultato di -a seconda dei momenti- qualche ora o anche qualche giorno di rimuginamenti, riflessioni, ripensamenti e ricerche (se si vuol far bene il proprio lavoro, s'intende!).Già, perché scrivere è una diretta espressione del pensiero, e pensare è un'attività ancora più sottovalutata!

lunedì 10 ottobre 2016

GIOIE E DOLORI DELL'AUTOPRODUZIONE


C'è stato un periodo, la cui fine è coincisa con quella dello scorso millennio, in cui il fumettista che si dedicava all'autoproduzione era inevitabilmente identificato come un autore alle prime armi, in attesa di essere “scoperto” da qualche editore che gli avrebbe consentito il salto di qualità all'interno della schiera dei professionisti regolarmente retribuiti. Anche Leo Ortolani, la più eclatante di queste eroiche figure, ha seguito questo percorso, costituendo per molto tempo un vero e proprio modello per centinaia di altri giovani artisti.
Ma quella era un'altra epoca: quella dei pessimi ciclostilati, dei costi di stampa proibitivi e della difficoltà di diffusione.


Negli ultimi anni, grazie a internet e all'abbattimento dei costi di stampa, la situazione è radicalmente mutata. Oggi la rete consente di divulgare i frutti del proprio lavoro raggiungendo, potenzialmente, un vastissimo pubblico. E nel caso si opti invece per la cara, vecchia carta, le moderne tecniche di stampa non solo consentono di stampare a basso costo svariate centinaia (o anche migliaia) di copie, ma la qualità di queste pubblicazioni è ormai pari a quella dei cataloghi d'arte.
In breve, la differenza non la fanno più (tanto) i soldi a disposizione, quanto il talento e le competenze degli autori.
Questa evoluzione tecnologica ha di conseguenza mutato anche la concezione del fumettista “indipendente”, non più solamente un aspirante professionista, ma sempre più spesso un imprenditore di se stesso. Questi autori non sono più così ansiosi di rinunciare ai propri progetti per lavorare sotto vari editori (che, al contempo, sono sempre meno in grado di corrispondere un compenso degno di questo nome), ma hanno trasformato l'autoproduzione da passaggio quasi obbligato a scelta professionale, in grado di ripagarli con soddisfazioni e, perché no? Anche soldi!
Il che non vieta loro di concedere ad alcuni editori la possibilità di stampare in volume le loro opere, beneficiando così di una migliore distribuzione nelle fumetterie e di una coperture delle spese per la stampa e per la presenza nelle varie fiere, ma senza interrompere la loro attività di indipendenti.


Qualche nome? Ormai non c'è che l'imbarazzo della scelta. Luigi "Bigio" Cecchi (Drizzit), Manu Tonini (Deficients & Dragons), Mirka Andolfo (Sacro/Profano, ma Mirka è ormai lanciatissima anche come disegnatrice in America), Zerocalcare, Giulia Adragna (MissHall), Liana Recchione (Risenfall), Lorenzo Ghetti (To be continued), Tiziana De Piero (FidanzatoVampiro), Elisa Pocetta (Hi/Lo), Claudio Avella (Demon's Daughter), Cristiana leone (Sunken), Riccardo LoGiudice (PoseYdon), Lorenzo Maglianesi (The Quest) e tanti, tanti, davvero tanti altri autori di fumetti che stanno affollando la rete, le fiere e le librerie con una vitalità che spesso manca nelle pubblicazioni “tradizionali”.


Persino alcuni affermati autori stanno cominciando ad affiancare all'attività più strettamente professionale incursioni nell'autoproduzione per poter pubblicare i propri fumetti liberi da qualunque vincolo. Oltre al sottoscritto, con Agenzia Incantesimi, i primi nomi che vengono in mente sono quelli di Manuela Soriani e il collettivo AWE (Samsara), Francesca Da Sacco (Monsters), Emanuele Tenderini (Lumina). Un numero ancora ristretto, per ovvie ragioni: un autore già affermato non solo incontra meno difficoltà a trovare un editore (che lo paghi) per i suoi progetti, ma tende anche a essere più diffidente verso un “sistema” nuovo, nato e sviluppatosi quando lui aveva ormai seguito un altro percorso di formazione.


Ma qui termina il discorso elegiaco ed entusiasta. Perché il titolo di questo "pezzo" cita gioie e dolori e finora si è parlato solamente delle gioie. Ora, purtroppo, è il momento dei dolori!

Partiamo da quelli "tecnici": la contropartita della libertà è il lavoro. Molto lavoro. Più di quanto si possa immaginare. Perché scrivere e disegnare il fumetto è solo una parte dell'impegno necessario. Se si desidera che qualcuno legga il frutto delle proprie fatiche (a parte amici e parenti!), occorre pubblicizzarlo, farlo conoscere. E in quel vasto oceano che è internet, pubblicare su Facebook un annuncio o creare una pagina non è sufficiente. Dieci secondi dopo il vostro post sarà stato sommerso da un centinaio di altri post e sarà già sparito. Il lavoro di marketing è fondamentale e occorre saperlo fare bene: fidatevi dell'esperienza di uno che è abbastanza negato in questo campo! Non bisogna, come il sottoscritto, temere di rompere le scatole ai propri contatti, ma “martellare” quotidianamente con immagini, vignette, notizie, annunci o semplici commenti. Creare tormentoni, “meme”, tenere costantemente desta l'attenzione verso il proprio fumetto, invogliare la gente a controllare la vostra pagina per vedere se ci sono novità. Su tutti i principali social network. E' davvero un secondo lavoro che porterà via tempo ed energie, ma è necessario. Se il fumetto è valido e riesce a intercettare un certo pubblico, dopo un po' (un annetto o due) si verrà a creare un circolo virtuoso che compenserà gli sforzi, ma non per questo ci si potrà rilassare: senza essere martellanti come nella fase iniziale, l'opera di promozione dovrà comunque proseguire perché la “magia” non si esaurisca.


Ma quello della promozione non è il solo problema che deve affrontare chi si dedica all'autoproduzione. Ce n'è un secondo, ben più importante, di cui però in molti non si rendono nemmeno conto: la crescita artistica e professionale.
Dedicarsi all'autoproduzione, infatti, significa confrontarsi unicamente con due entità: se stessi e il pubblico. E nessuno dei due rappresenta un critico oggettivo.
Il pubblico, infatti, generalmente o apprezza il fumetto e lo segue, magari anche commentando, ma limitandosi a esprimere il proprio apprezzamento, oppure non lo apprezza e semplicemente non lo segue, senza stare a indicare le ragioni del suo disappunto. D'altro canto, un autore difficilmente riesce a individuare da solo i propri limiti.



Piccolo inciso:
Quando scriviamo o disegniamo, la nostra mente segue dei "percorsi" che si sono creati e consolidati col tempo. Strade sicure e conosciute che ci semplificano il lavoro e soprattutto ci evitano di affrontare gli ostacoli, preferendo aggirarli. Si tratta di un meccanismo inconscio, di cui siamo ben poco consapevoli, ma che ci porta a scavare sempre di più il solco di questi percorsi, e più passa il tempo, più sarà difficile uscirne. Finiamo così per evitare puntualmente di disegnare certe situazioni, per sbagliare sempre la stessa prospettiva o lo stesso scorcio del braccio, oppure per incanalarci sempre negli stessi schemi narrativi. Senza rendercene conto. Con la conseguenza che non affrontiamo mai ostacoli e difficoltà, non superiamo i nostri limiti e finiamo così con il rallentare la nostra crescita artistica, commettendo sempre gli stessi errori o limitando le nostre potenzialità.
Solo una cosa può darci una scossa e farci deviare da questi percorsi abituali, obbligandoci ad affrontare i nostri limiti: una voce esterna.
Nell'editoria, questa voce appartiene solitamente a un editor o all'editore stesso, ma può essere anche molto utile il (sincero e impietoso) parere di altri colleghi. E' la ragione per cui io cerco sempre di far leggere tutto quel che scrivo a qualcuno per una seconda opinione.
Fine dell'inciso.


L'autore indipendente raramente avrà a che fare con un editor. Il che può essere un male minore quando si tratti di un autore di esperienza, che quindi ha già affrontato questa fase, ma è sicuramente un grosso problema per il giovane talento, che si trova nel pieno della sua formazione artistica. Attenzione: questo non significa in assoluto che non sarà capace di migliorare e di ragionare sul proprio lavoro, ma questa crescita solitaria sarà più lenta e difficoltosa.


E veniamo infine all'ultimo inconveniente dell'autoproduzione, che però non dipende dagli autori o dai loro fumetti, perché si tratta di puro e semplice pregiudizio.
Come ho detto all'inizio, fino ad alcuni anni fa l'autoproduzione era sinonimo di dilettantismo e chi la portava avanti era considerato (all'epoca giustamente, va detto) un aspirante "professionista". Il problema è che le cose cambiano più rapidamente delle mentalità. E quanto più rapidi sono i mutamenti, tanto più chi era abituato a una situazione precedente fa fatica ad adeguarsi. Così può capitare che molti fumettisti di una certa età ancora oggi guardino con un briciolo di supponenza o di compatimento chi si dedica all'autoproduzione e non si affida a un editore. Per paradossale che possa apparire, essere pubblicati dal più scalcinato, cialtrone e magari truffaldino degli editori, agli occhi di queste persone, è comunque più gratificante e professionale che autoprodursi o pubblicare su internet.
Intendiamoci, per fortuna non sono in molti a pensarla così, però può capitare di imbattersi in qualcuno che, magari senza nemmeno volerlo, sferri un diretto alla vostra autostima facendovi sentire "autori di serie B". Quindi siate consapevoli che non è così e non fatevi influenzare da eventuali simili atteggiamenti.
La fiducia in se stessi (fondamentale!) è come l'acqua per le piante: mai poca e mai troppa!


Alla fine di tutto questo discorso non ci starebbe male un capitolo sul crowdfunding, ma di quello, magari, ne parlerò un'altra volta!


Ah, quasi dimenticavo: ad eccezione dell'ultima, tutte le immagini presenti in questo articolo sono state distribuite nel testo con un ordine puramente causale!




venerdì 30 settembre 2016

IL FUTURO DI JONATHAN STEELE

Vi avviso, può apparire molto contraddittorio ciò che sto per dirvi, ma è anche il risultato di alcune riflessioni che mi sono ritrovato a fare negli ultimi tempi.
Cominciamo dall'immagine qui sotto, realizzata come sempre dall'ottimo Joachim Tilloca. Si tratta della prima tavola del prossimo volume di Jonathan Steele, a cui abbiamo cominciato a lavorare nemmeno una settimana dopo aver mandato in stampa Jonathan Steele Blanc.


Ora non chiedete quando uscirà questo nuovo volume, non lo sappiamo nemmeno noi. Anzi, non abbiamo ancora nemmeno un titolo di lavorazione! E la contraddizione cui mi riferivo all'inizio consiste nel fatto che (occhio, minispoiler, siete avvisati!) Jonathan Steele Blanc costituisce la conclusione definitiva delle avventure di Jonathan Steele: è il finale non solo della serie, ma dell'intera saga del personaggio. La fine, the end, das Ende,  (come c'era scritto al termine dell'ultima puntata dei cartoni animati giapponesi!).


In eccezionale anteprima, un dettaglio dall'ultima vignetta di Jonathan Steele Blanc!

E il nuovo libro di cui stavo parlando, quindi? Niente di più semplice: è ambientato prima degli eventi narrati in Rouge e Blanc, esattamente come il film di Cowboy Bebop è ambientato durante la serie televisiva e non successivamente. La domanda successiva, di conseguenza, dovrebbe essere: "ma quindi anche tutte le prossime storie saranno cronologicamente antecedenti a quei due volumi?"
Sì... E no.
Sì perché, come ho detto, quello è il finale.
No perché, dopo il prossimo volume, difficilmente ne seguiranno altri.

Sia chiaro, nella vita non si può mai sapere che cosa ci riservi il futuro e quindi non posso escludere che avvenimenti o idee ora impreviste e imprevedibili mi facciano tornare sui miei passi. Ma sarà difficile: dopo il volume appena iniziato, in cui troveranno posto argomenti e temi che voglio trattare, o riprendere per sviluppare meglio rispetto al passato, non credo avrò altro da dire per quel che riguarda questa serie e quindi dedicherò tempo ed energie ad altri progetti (probabilmente qualcuno sempre in coppia con Joachim).

Questo significa che sarà un addio definitivo al mondo di Jonathan Steele? Beh, non proprio. E non mi riferisco agli imprevisti cui accennavo prima.



E' infatti mia ferma intenzione proseguire a lungo con la serie di Agenzia Incantesimi pubblicata su Tapastic, perciò avrete ancora occasione di leggere le avventure di Jasmine, e Myriam, nelle quali occasionalmente farà capolino anche lo stesso Jonathan. Inoltre sarò sempre aperto a occasionali storie brevi da realizzare per eventi speciali, come quella in coppia con l'Insonne di Giuseppe Di Bernardo o l'avventura pubblicata sull'albo edito da Edizioni Arcadia e contenente anche una storia di Arthur King e una del Dottor Morgue.

Questo è dunque l'attuale situazione, nonché quello che dovete aspettarvi in futuro. Il che significa che intanto ancora vi attendono ben due bei corposi volumi di Jonathan Steele: Blanc e quello che Joachim e io abbiamo appena iniziato.
Buona lettura!