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domenica 2 luglio 2017

EMOZIONI & LOGICA

Leggendo i pareri che i lettori (ma anche molti critici) esprimono in merito ai fumetti, ai film e ai libri, s'impara una cosa: che la logica e il rigore in una storia contano quanto il due di picche. Se il film/fumetto/libro non è piaciuto, "fa acqua da tutte le parti"; se invece è piaciuto, "la trama non ha importanza, perché in realtà la storia racconta altro e i buchi di sceneggiatura sono voluti".
Il che porta alla conclusione che è più importante arrivare al cuore del pubblico piuttosto che al cervello. Per chi scrive storie, l'ideale sarebbe riuscire a conciliare questi due aspetti, ma l'esperienza insegna che, se non ce la si fa, è meglio deragliare sul versante della verosimiglianza e della logica per imboccare a tutta velocità il tunnel dell'emotività.
E d'altronde, negli ultimi anni, è la tendenza presa da gran parte dei blockbuster.

lunedì 28 novembre 2016

COME SI SCRIVE UNA TAVOLA DI SCENEGGIATURA


Qualche tempo fa, forse all'interno di un corso che avevo tenuto (ma non ne sono certo), avevo creato questo foglio per mostrare come si scrive solitamente una tavola di sceneggiatura ("tavola" è il termine tecnico per "pagina"). Essendomi ricapitata sotto gli occhi mentre controllavo che cosa contenesse una delle tante "cartelle dimenticate" nel mio computer, ho pensato che potesse magari essere utile a qualcuno.
In realtà ogni sceneggiatore può poi adottare una propria impaginazione, quando scrive, ma questa, che ho appreso da Antonio Serra, a me è sembrata sempre la più funzionale. Consiglio di leggerla, oltre che guardarla, perché all'epoca ne approfittai per inserire nei testi un po' di consigli e indicazioni.
La gabbia qui presa in considerazione è quella tipica bonelliana a sei vignette.

martedì 18 ottobre 2016

IL NUOVO MARTIN MYSTÈRE



C'era una volta Capitan Harlock, il celebre pirata dello spazio. Chiunque sia stato bambino o ragazzino alla fine degli anni Settanta lo conosce, almeno per sentito dire: all'epoca era secondo solo a Goldrake per popolarità, nell'ambito dei personaggi televisivi.
Capitan Harlock aveva la sua serie, in cui combatteva contro le mazoniane in compagnia del suo equipaggio e della sua nave. E fin qui nulla di strano.
Poi però, uno o due anni dopo, approdò sui nostri teleschermi un'altra serie creata dallo stesso autore, Leiji Matsumoto: il Galaxy Express 999. Lo stile era inconfondibile, anche se la trama appariva del tutto differente: in un'universo ricco di alieni e pianeti colonizzati, un ragazzino attraversava l'intera galassia per ottenere un corpo meccanico. Non si trattava certo della stessa ambientazione di Harlock, poteva al massimo costituirne un lontano futuro. Così, quando in una puntata apparvero il pirata dello spazio e la sua astronave, noi spettatori di allora fummo colti di sorpresa. Però a quei tempi non c'erano internet e Facebook per intavolare migliaia di discussioni su che cosa diavolo ci facesse Harlock in quell'universo, così come eravamo meno critici in fatto di incongruenze, quindi la cosa finì lì. In fondo, persino nel granitico Tex erano presenti contraddizioni che non creavano alcun problema ai lettori: in un albo appaiono le prime automobili, in un altro Tex racconta al figlio una propria avventura di gioventù svoltasi durante la Guerra Civile, in un altro ancora Tex e il figlio partecipano alla suddetta Guerra Civile... Per tacere delle storie Disney, dove il passato e persino il carattere dei personaggi mutava da storia a storia, a seconda degli autori. Potremmo dire che ci si faceva meno problemi, in fondo.

Nei decenni seguenti, chi crescendo continuò a seguire cartoni animati e fumetti giapponesi, ebbe poi modo di verificare come, per gli autori nipponici fosse normale, ogni tanto, rinnovare i propri personaggi, magari per farli conoscere a quelle nuove generazioni che li avevano solo sentiti nominare, oppure per il gusto di rinnovarli.
Esistono quindi diverse versioni di Capitan Harlock, di Mazinga, di Cyborg 009, ma anche di personaggi più recenti come Sailor Moon e Saint Seya (I Cavalieri dello Zodiaco) e altri ancora. Per la mia generazione, cresciuta con questi personaggi, è quindi abbastanza normale. E l'affetto per le versioni originali non ci impedisce di apprezzare quelle seguenti, se ben fatte.

Capitan Harlock. L'originale e la sua più recente versione.
Questa abitudine ha sicuramente avuto una forte influenza anche su di me. La mia prima serie in assoluto, "Moon Police Dpt.", apparsa su Fumo di China, è diventata anni dopo "Legione Stellare" su Zona X. E anche la serie Agenzia Incantesimi, attualmente pubblicata su Tapastic, si è distaccata (qui più per necessità che per scelta) dalla serie madre Jonathan Steele, in modo da poter essere tranquillamente letta anche da chi non ha mai sfogliato un albo di Jonathan.

Moon Police Dpt vs Legione Stellare.
Ecco perché, all'annuncio di una nuova versione (a colori) di Martin Mystère che avrebbe presentato sostanziali cambiamenti rispetto alla serie "tradizionale", non mi sono sorpreso più di tanto. E sicuramente non mi sono scandalizzato.
Al contrario di molti lettori del Detective dell'Impossibile.

Ho infatti notato come sia all'annuncio che l'apparizione delle prime anteprime abbiano suscitato perplessità e critiche, scaturite quasi da un senso di "tradimento" provato dai lettori di vecchia data. Da quel che ho letto, infatti, credo che queste lamentele siano più o meno riassumibili nella frase "perché la serie a colori deve privilegiare un pubblico nuovo invece di premiare quello affezionato che vuole il 'vero' Martin Mystère e non una copia?"

Okay, dando per scontato che raggiungere un nuovo pubblico sia vitale per una testata che intenda sopravvivere in edicola, perché per Martin non si è optato per un'operazione analoga a quella messa in atto da Boselli per Zagor un po' di anni fa? In quell'occasione, per chi non lo sapesse, gli autori aprirono un nuovo ciclo di storie sulla testata regolare, mantenendo però tutte le caratteristiche e la continuity della serie. Preferirono quindi intervenire sul respiro, sulle tematiche e sulla qualità delle storie, piuttosto che scardinare la serie. Ma in quel caso era possibile anche perché Zagor, pur essendo editorialmente più anziano, è però un personaggio giovane, senza tempo (come Tex).
Dove per "senza tempo" non s'intende collocato al di fuori di un'epoca storica (sebbene, nel caso di Zagor, sarebbe difficile stabilirla|!), quanto non soggetto al normale trascorrere degli anni. Zagor, Tex, Mister No, Tintin, l'Uomo Ragno, Superman, Flash Gordon e la maggior parte degli eroi dei fumetti sono personaggi per i quali gli anni non trascorrono, cristallizzati in un'epoca che persiste sempre identica da centinaia di albi o che si evolve attorno a loro senza influire sulle loro cellule. E' la magia dei fumetti, no?

Martin Mystère, al contrario, è un personaggio profondamente calato nell'attualità e nel mondo in cui viviamo e dalla sua nascita, sia "biologica" che editoriale, è inesorabilmente invecchiato. Pensare di riuscire a far presa su di un nuovo pubblico o di scrivere storie più dinamiche e avventurose con un personaggio dell'età di Martin sarebbe assurdo quanto pensare di girare un nuovo film di Indiana Jones con Harrison Ford.
E in fondo, sia su Zona X che sugli almanacchi, di versioni alternative del nostro Detective dell'Impossibile ne sono già apparse, ricordate?
Ecco quindi che, un po' per divertimento, un po' per dare una rinfrescata a un personaggio con più di trent'anni di avventure alle spalle, nasce la nuova versione di Martin Mystère. Più fedele alla vecchia serie e, soprattutto, al personaggio originale rispetto alla versione animata di qualche anno fa, ma sufficientemente differente per poter essere fruita anche da chi non abbia mai letto la serie del 1982. Il mio consiglio per tutti i vecchi lettori è perciò quello di recuperare lo spirito di un tempo, magari di riportare alla mente il momento in cui hanno aperto per la prima volta un albo di Martin Mystère, e di godersi serenamente con quello stesso spirito le nuove avventure e soprattutto le potenzialità che questa terza giovinezza di Martin comporta.
Anche perché, sebbene a mio giudizio la serie avrebbe dovuto distaccarsi maggiormente, per grafica e impaginazione, da un normale albo di Martin Mystère, il lavoro è davvero buono e l'albo molto godibile (ebbene sì, l'ho già letto!). Quindi i miei complimenti a tutti gli autori!
Anche se mi ha fatto un po' ridere trovare un personaggio di nome Max in un ruolo analogo a quello di Max in Jonathan Steele!



giovedì 13 ottobre 2016

LAVORI SOTTOVALUTATI

Scrivere, in Italia, è uno dei mestieri più sottovalutati. Nessuno ragiona mai sul fatto che, anche dietro cinque righe può esserci tutto un lavoro di riflessione e di elaborazione.
Rimaniamo nel nostro campo, quello del fumetto. Ho sentito spesso accuse di "sfruttamento" per aver magari chiesto a un disegnatore una (breve) storia gratis, io stesso ne ho ricevute, in passato, per il progetto di Agenzia Incantesimi. A volte questa indignazione è legittima, soprattutto se qualcuno guadagna dei soldi grazie al lavoro altrui, in altre occasioni no, ma non è questo il punto.
Il punto è che a fronte di questa ragionevole alzata di scudi di fronte a certe richieste, viene invece considerato normale che quasi tutti gli articoli di critica di fumetto siano realizzati senza percepire un solo centesimo, come se scrivere un articolo (recensione, intervista o approfondimento che sia) non fosse un lavoro, non meritasse un legittimo compenso, che consentirebbe anche di pretendere dall'autore del pezzo una qualità minima, sia di forma che di contenuti.
E anche chiedere a uno sceneggiatore una storia gratis non suscita altrettanto scalpore o indignazione. Forse perché un disegno appare più tangibile e dà l'idea di richiedere molto più lavoro rispetto a un testo scritto. Che è vero, ma non del tutto vero.
Perché in effetti un disegnatore, uno veloce, impiega mezza giornata a completare una tavola (più facilmente una giornata intera) mentre una pagina di sceneggiatura la si può scrivere anche in dieci minuti, quando va bene. Sì, certo, peccato solo che fissare le parole su carta sia solo l'ultima fase del lavoro, il risultato di -a seconda dei momenti- qualche ora o anche qualche giorno di rimuginamenti, riflessioni, ripensamenti e ricerche (se si vuol far bene il proprio lavoro, s'intende!).Già, perché scrivere è una diretta espressione del pensiero, e pensare è un'attività ancora più sottovalutata!