lunedì 12 dicembre 2016

QUANDO L'ARTE DIVENTA UN LAVORO (OPPURE NO)

C'è una discussione, cui ho partecipato, in cui si è partiti dal citare le case editrici che permettono di campare facendo fumetti e si è arrivati a parlare del mercato in generale.

Bene, partiamo subito dall'assunto iniziale: se desiderate trasformare la vostra passione per i fumetti, sappiate che avete due strade di fronte. La prima è quella di riuscire a lavorare per case editrici che non solo pubblicano personaggi creati da altri autori, ma che paghino anche regolarmente e decentemente (se non bene) i loro collaboratori. In questo caso la scelta è molto limitata: Sergio Bonelli Editore, Disney/Panini e Astorina sono al momento le sole tre realtà cui potete rivolgervi. Sarà dura, molto dura, anche perché -per le ragioni prima elencate- questi editori vengono presi d'assalto da autori sia esordienti che navigati, ma non ci sono (altre?) alternative. Però, se siete dei disegnatori, le possibilità si allargano al mercato estero, reso più accessibile dalla moderna tecnologia.

La seconda strada è ancora più impervia e difficile da realizzare, se volete campare grazie ai fumetti, ma anche più ricca di soddisfazioni per quei pochi che ce la fanno: ed è quella di diventare un autore che riesca a piazzare i suoi progetti e, soprattutto, a farseli pagare! Perché è più difficile? Semplicemente perché se ultimamente gli editori che distribuiscono le loro pubblicazioni nelle fumetterie e librerie sono sorti come funghi, aumentando le opportunità di pubblicazione per gli autori di fumetti, è altrettanto vero che, a causa di basse tirature e ancor più basse vendite (oltre a una cronica mancanza di fondi iniziali), gli unici compensi che possono offrire sono royalties sulle (basse, appunto) vendite delle loro pubblicazioni. Le più professionali offrono almeno un anticipo e, se sanno promuovere efficacemente i loro volumi, riescono anche a far seguire un ritorno economico degno di questo nome. Non che ci si possa campare, comunque, soprattutto in relazione al tempo e all'impegno necessari per realizzare il suddetto volume.
Uno su mille diventa Leo Ortolani o Zerocalcare, ma per gli altri novecentonovantanove la sola altra soluzione è quella di avere un lavoro che provveda a mantenerli, costringendoli a realizzare i loro fumetti nei ritagli di tempo.

Esiste quindi una profonda differenza fra le due strade citate. Entrambe nascono dalla passione per il fumetto, ma la prima strada cerca di trasformarla in un lavoro vero e proprio, mentre la seconda è quella che potremmo definire più "artistica" (nell'accezione ottocentesca del termine) e meno professionale. Chi cerca di infondere vita ai propri progetti e di diffonderli, di comunicare attraverso di essi la propria visione del mondo, non può pretendere di trovarsi nella stessa posizione di chi si rivolge all'ufficio di collocamento. A meno che non sia riuscito a farsi un nome in grado di garantire vendite almeno ragionevoli, non potrà mai pretendere di trovare un editore disposto a investire su di lui cifre tali da consentirgli di vivere di soli fumetti. Soprattutto in questo momento. Esattamente come gli artisti di un tempo, dovrà entrare nell'ottica di affrontare un lungo cammino di crescita, sia artistica che -se possiede talento e quel tanto di fortuna che non guasta- di fama che magari riusciranno a fargli guadagnare cifre di tutto rispetto. Ma, ripeto, mettetevi in testa che il cammino è davvero duro.

Certo, oggi esistono mezzi come internet, i social network in generale o il crowdfunding che possono modificare e facilitare questo percorso. Sicuramente possono garantire molte soddisfazioni in fatto di notorietà, ma ricordatevi che i like su Facebook sono gratuiti, vi vengono concessi facilmente anche solo per simpatia. Ma non pensiate che a ogni like possa corrispondere un lettore pagante! Alla minima richiesta di soldi, i like si dileguano come neve nel Sahara!

Il vero problema della situazione che stiamo vivendo non è l'esistenza di queste due strade, che in fondo c'è sempre stata, ma lo squilibrio che si è venuto a creare negli ultimi dieci anni. Mentre, infatti, sono in costante aumento gli editori che pagano in royalties, è drammaticamente crollato il numero di quelli che producono pubblicazioni seriali e che quindi retribuiscono regolarmente i propri collaboratori. Molte di queste case editrici (per ragioni che non starò qui a prendere in esame) hanno chiuso i battenti o hanno ridotto all'osso la produzione e/o i compensi.
La conseguenza di questa riduzione dei "posti di lavoro" è sotto gli occhi di tutti: una maggiore difficoltà a trovare lavoro in questo campo, molti autori, anche affermati, che scelgono di lavorare per l'estero o per la Bonelli e una disponibilità a lavorare anche per tariffe sempre più basse pur di racimolare qualcosa.

E' anche vero che ci troviamo in un momento di cambiamenti: del mercato e dei lettori. Probabilmente, come sempre accade in questi casi, gli autori e gli editori che per primi riusciranno a intuire in quale direzione si sta spostando saranno anche quelli a godere dei benefici. Gli altri... Cercheranno di accodarsi e di sopravvivere.
Buona fortuna tutti noi!