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sabato 3 febbraio 2018

QUANDO, COSA E COME COPIARE

Un consiglio che sento dare spesso da Teresa a chi sta imparando a disegnare è "copia". Molti storcono il naso, a quel punto, qualcuno sembra pure indignarsi perché quando si parla di copiare a tutti tornano immediatamente in mente i tempi della scuola, quando se venivi beccato a copiare il compito del compagno ti beccavi l'accoppiata brutto voto + nota.

Copiare ha quindi assunto un'accezione negativa nella nostra lingua, ma è un giudizio ingiusto. Non fatevi fuorviare dalla brutta fama di questo termine, perché c'è copiare e copiare. E in alcuni casi copiare non solo è lecito, ma anche necessario, oltre che istruttivo.

Se si vuole fare il mestiere di disegnatore o illustratore occorre infatti capire, prima di tutto, che copiare è fondamentale. Solo che bisogna sapere COME copiare. Perché, essenzialmente, esistono due fasi di copiatura nellungo percorso artistico di un disegnatore.

1) Quando stai imparando le basi. Sono i primi passi, quelli in cui hai bisogno di riferimenti, di modelli e di regole. Quindi guardi quel che ha fatto prima di te, lo ricalchi e lo copi per capire,per comprendere il perché una certa riga è stata tirata così anziché cosà. Copi per imparare, a tuo esclusivo uso e consumo. Non è materiale da pubblicare o da proporre in giro, è semplice esercizio, che magari puoi mostrare a qualcuno per ricevere consigli e indicazioni. E basta.

2) Una volta acquisite le basi, e magari avviata la "carriera", copiare rimane ancora fondamentale, anche se in maniera differente. Perché non si copia più dagli altri artisti (che comunque è sempre bene continuare a guardare, anche solo per rimanere aggiornati), ma dalla realtà. Chi può permetterselo paga dei modelli che assumano le pose desiderate, ma la maggior parte dei disegnatori di fumetti si "accontenta" di trovare fotografie che più o meno contengano pose o elementi utili.

Si chiama documentazione e non solo è lecitissimo usarla, ma è anche necessario: luci,ombre, pieghe, pose, muscoli... Anche i disegnatori più grafici partono comunque dalla realtà, che poi filtreranno attraverso la loro sensibilità e il loro stile. Ma prima devono vedere con i loro occhi. Tutti gli artisti figuratvi hanno fatto così: Fidia, Giotto, Michelangelo, caravaggio, Rembrandt, Renoir, Van Gogh (l'orecchio, ricordate? Non gli veniva comelo vedeva!), Frazetta... Tutti.

Certo, la maggior parte di loro poteva permettersi dei modelli (e non conosceva la fotografia!), ma copiare dalle foto non è barare, è solo normale. Poi starà al vostro tratto e alla vostra sensibilità il modo in cui riporterete sulla carta la realtà, ma è sempre da quella che si parte.

Certo, poi con gli anni l'esperienza aumenta e avrete sempre meno bisogno di copiare. Ma solo perché certi elementi ricorrenti avrete ormai imparato a riprodurli in automatico e quindi non solo non avrete più bisogno di copiare, ma sarete anche più veloci senza doverlo fare. Solo per questo, non perché copiare sia sbagliato o costituisca una "scorciatoia".

E copiare dagli altri disegnatori? Beh, è palese che copiare o ricalcare vignette o intere tavole da colleghi per poi spacciarle per proprie è decisamente riprovevole (oltre che stupido: oggi, con internet, nel novanta per cento dei casi si viene beccati!). Diverso è invece guardare gli altri disegnatori per vedere come hanno risolto certi problemi. "Come mette i neri Tizio?" "Come fa i nasi scorciati dal basso Caio?" "Chi è bravo a disegnare le macchine? Vediamo come le fa!"

Guardare gli altri disegnatori non significa riprodurre poi i loro disegni, ma capire quali scelte hanno fatto e perché. E partire da lì per sviluppare la propria versione. E' un po' come se si trattasse di un corso di aggiornamento della fase 1 di cui parlavo sopra.






Un fumettista, disegnatore o sceneggiatore che sia, è una "spugna", assorbe tutto quel che vede, perché tutto può essere utile alla sua crescita o al suo lavoro, prima o poi.

martedì 26 settembre 2017

CRONOLOGIA AGENZIA INCANTESIMI RELOADED


Nel caso vi interessi o vi torni utili, ecco qua l'elenco delle storie che al momento compongono la serie di Agenzia Incantesimi Reloaded, disponibile su Indieversus (alla voce "fumetti in pdf").

LA VOCE DI UN ANGELO di Memola/Checchetto
* BENVENUTI ALL'AGENZIA INCANTESIMI di Memola/Federici
LA REGINA DEI GOBLIN di Memola/Ponchione
CLEOPATRA! di Memola/Crosa
L'UOMO DI GHIACCIO di Memola/Sedioli
LA NOTTE PERDUTA di Memola/Strarosti
L'ORA DEI SUPEREROI di Memola/Cerritelli
LA LUNGA FUGA DELLA FATA ROSSA di Memola/Gregorini
FURIA SELVAGGIA di Memola/Crosa
PERDUTE! Di Memola/Sedioli
SEX IN THE CITY di Memola/Manunta
* PIU' OSCURO DELLA NOTTE di Memola/Vicentini
* L'ORDA INFERNALE di Memola/Castelluccio
NASCITA DI UNA REGINA di Memola/Rallo
* I GIORNI DELL'ABBANDONO di Memola/Pizziolo
UNA GIORNATA ALL'INFERNO di Memola/Checchetto
* FURIA ROSSA di Memola/Simonato
LA GRANDE BATTAGLIA DI EVERNIGHT di Memola/Ferri
IL MISTERO DELL'ELEFANTE D'ORO di F. Da Sacco/M. Da Sacco
LADY LILITH di Memola/Stellato
I REAMI PERDUTI di Memola/Di Salvo
MISSIONE DAVVERO IMPOSSIBILE! Di Gorni/Guerrieri
BUONASERA CON... IL CAOS! di Memola/Belardo
LA VALLE DELLA DISCORDIA di F. Da Sacco
* LA VENDETTA DEI GOBLIN di F. Da Sacco/Lo Giudice
* IL CANE CHE SAPEVA TROPPO di Memola/Recchione
I GATTI DELLO ZOO DI PARIGI di Memola/Marzia
* THE QUEST di Memola/Sedioli
IL POTERE, LA GLORIA E ALTRE SCIOCCHEZZE di Memola/Marzia
CUORE DI BAMBOLA di Memola/Maconi
* I DIVORATORI di Memola/Blasich
* ACQUE PROFONDE di Memola/Vicentini
* SECOND CHANCES di Memola/Veschi
* LA SPOSA PROMESSA di Memola/Randazzo
*SENZA TITOLO di Memola/Serafini
* C'ERA UNA VOLTA UNA PRINCIPESSA di Memola/Vivenzio
MYRIAM DI MOLTI MONDI di Cerritelli
INTERLUDIO di Memola/Colombani
TUTTI QUANTI VOGLIONO MYRIAM di Memola/Celestini
IL GIUDIZIO DI JAMINE di Memola/Buscalferri
IL DENTE DEL DRAGO di Memola/Russo
* LA FAMIGLIA OSCURA di Memola/Cacciatore
* TERRORE DAGLI ABISSI di Memola/Lo Giudice
* M.G.M. (METAL GEAR MYRIAM) di Memola/Girola
I MASTINI DI FENRIR di Memola/Maconi
* BELLEZZA GLACIALE di Memola/Di Virgilio
PRIGIONIERA DELL'ANTARTIDE di Memola/Pantalena
** LA REGINA SCOMPARE di Memola/Veschi
** PLAY-GIRLS di Bondi/De Michele
** GLI OCCHI DEL MALE di Memola/Colombani
** L'OMBRA DELL'ABISSO di Memola/Di Michele

* Pubblicato per la prima volta su internet
** Pubblicato solo su Indieversus

lunedì 25 settembre 2017

LE DUE ANIME DI AGENZIA INCANTESIMI


C'era una volta Agenzia Incantesimi, lo spin-off di Jonathan Steele con le avventure di Myriam e Jasmine. La serie usciva sotto forma di albi speciali una volta all'anno, edita dalla Star Comics.


Terminata l'esperienza cartacea, la serie è diventata cinque anni fa un webcomic con il titolo Agenzia Incantesimi Reloaded. In questa nuova veste, dopo aver "ripubblicato" i vecchi episodi, la serie ha proseguito il suo cammino presentando nuove storie, sempre illustrate da diversi artisti.


Oggi, grazie a una campagna di crowdfunding, ha preso il via una terza versione, tutta nuova: Agenzia Incantesimi 2.0, che si propone come una sorta di seguito/reboot (termine oggi tanto in voga) della versione Reloaded. Che non si ferma, ma prosegue su Indieversus continuando a presentare nuovi episodi.


Mi rendo conto che questo sdoppiamento può creare un po' di confusione in chi sta seguendo la serie, quindi vorrei fare un po' di chiarezza in merito. Sempre ricordando che quello di Jonathan Steele & C. è un multiverso!


Da sempre la grande varietà di stili grafici e di temi di Agenzia Incantesimi è stata la sua forza, ma anche la sua debolezza. Da un lato, infatti, ha sempre consentito una folle e totale anarchia creativa: qualunque argomento e qualunque stile di disegno possono essere adottati. Storie drammatiche, storie romantiche, storie avventurose, storie erotiche... Non esiste genere che non potrebbe trovare spazio nella serie. E, come avete visto se l'avete seguita anche solo sporadicamente, lo stesso dicasi per i disegnatori. Questa libertà consente di spaziare da un tema all'altro,di poter sviluppare qualunque idea passi per la testa, se buona. Quindi una ricchezza, indubbiamente.
Ma tale varietà è anche stata l'elemento che finora ha privato la serie di un'identità precisa e riconoscibile. Soprattutto agli occhi dei lettori. A volte è stata anche interpretata come una "mancanza di un carattere preciso". E questa debolezza ha sempre un po' precluso la possibilità di riportare Agenzia Incantesimi su carta.
Così, quando ho incontrato Francesca Follini, il cui segno incarnava alla perfezione lo spirito che più di ogni altro volevo per le avventure di Myriam e Jasmine, ho colto l'occasione.


La serie Agenzia Incantesimi 2.0 è perciò da oggi la serie ufficiale, quella che -con molto lavoro e un po' di fortuna- una volta all'anno vi proporrà un volume di 48 pagine (o più, magari), di grande formato, a colori con le avventure di Myriam e Jasmine. Francesca e io ne saremo gli unici autori, lo staff regolare.


La serie Agenzia Incantesimi Reloaded su Indieversus, invece, prosegue secondo le vecchie modalità (ovvero, scritta e disegnata da vari autori) e può essere vista come una raccolta di storie parallele che si collocano fra un volume e l'altro. Oppure -come già accadeva con le storie di Zona X ideate da Alfredo Castelli con versioni alternative di Martin Mystère- avventure ambientate in universi paralleli. Per ogni storia potete scegliere voi la versione che preferite. Anche perché, in qualsiasi universo, Myriam e Jasmine rimangono sempre fedeli a se stesse!


giovedì 6 luglio 2017

IL CAMMINO DELL'EVOLUZIONE

"Quando ti pubblichi da solo è perché nessuno ti vuole pubblicare".
Questa è un'asserzione che aveva senso fino a una decina di anni fa circa.

Ma i tempi cambiano, la società, il mercato, le dinamiche di produzione, tutto è soggetto a una costante evoluzione. Oggi produrre e persino stampare (se non ci si vuole limitare alla diffusione in rete) le proprie serie a fumetti è alla portata delle tasche di tutti o quasi. Molti autori, giovani (soprattutto) e meno giovani, realizzano autoproduzioni che per qualità e professionalità sono superiori a buona parte dei titoli pubblicati da case editrici (spesso impovvisate) distribuite nei circuiti tradizionali. Probabilmente è questo il futuro: al contrario del cinema, il fumetto non richiede grandi mezzi per essere realizzato e diffuso, oltre a carta e matita bastano uno scanner e un computer. Persino carta e matita possono essere eliminati, se si disegna e colora direttamente in digitale, quindi un sempre maggior numero di autori invaderà la rete con le proprie creazioni. Un oceano di creatività, la maggior parte della quale, senza alcun filtro, sarà inevitabilmente dilettantesca, approssimativa, immatura o semplicemente brutta, portando la gran parte dei creatori ad affogare o a coltivare un hobby rivolto ad amici e parenti (e nulla di male in ciò). Ma in mezzo ci saranno anche intere correnti di professionalità, di innovazione e di qualità che potranno nascere dalla totale libertà espressiva di cui godranno i loro autori.

C'è un solo ostacolo che andrà superato (e lo sarà, ma ci vorrà tempo), quello della mentalità. Perché quella frase, "quando ti pubblichi da solo è perché nessuno ti vuole pubblicare" è ben radicata nella nostra formazione. E perché la libertà comporta anche maggiori responsabilità e, soprattutto, lavoro in più (di promozione). Scegliere la via dell'autoproduzione oggi richiede non solo un grande impegno, ma anche una volontà ferrea. Perché, ancora per un po', "quando ti pubblichi da solo è perché nessuno ti vuole pubblicare" ve lo sentirete ripetere in varie occasioni. Perché molti colleghi che lavorano per un editore, anche se scalcinato, truffaldino e distribuito in quattro librerie in croce con qualche decina di copie per ogni titolo, si sentiranno superiori solo per il fatto di "avere un editore". Perché voi stessi sarete colti dai dubbi e dalle incertezze, vi sentirete trafiggere da sguardi, sorrisetti e commenti che magari nemmeno erano rivolti a voi. L'insicurezza è sempre il nemico più insidioso.
Eppure queste incertezze possono e devono essere superate. Perché l'evoluzione non si può fermare e il futuro è questo.
Probabilmente l'editoria tradizionale non sarà soppiantatata, ma di certo verrà affiancata da un sistema produttivo tutto nuovo, che sta prendendo forma adesso. un sistema a cui anche voi che in questo momento siete impegnati a portare avanti le vostre autoproduzioni state dando forma.
E di questo potete, anzi, possiamo andarne fieri.


domenica 2 luglio 2017

EMOZIONI & LOGICA

Leggendo i pareri che i lettori (ma anche molti critici) esprimono in merito ai fumetti, ai film e ai libri, s'impara una cosa: che la logica e il rigore in una storia contano quanto il due di picche. Se il film/fumetto/libro non è piaciuto, "fa acqua da tutte le parti"; se invece è piaciuto, "la trama non ha importanza, perché in realtà la storia racconta altro e i buchi di sceneggiatura sono voluti".
Il che porta alla conclusione che è più importante arrivare al cuore del pubblico piuttosto che al cervello. Per chi scrive storie, l'ideale sarebbe riuscire a conciliare questi due aspetti, ma l'esperienza insegna che, se non ce la si fa, è meglio deragliare sul versante della verosimiglianza e della logica per imboccare a tutta velocità il tunnel dell'emotività.
E d'altronde, negli ultimi anni, è la tendenza presa da gran parte dei blockbuster.

mercoledì 21 giugno 2017

ESORDIENTI & PROFESSIONISTI

Che cosa distingue un professionista da un esordiente?

Beh, prima di tutto, viene l'aspetto "tecnico", è quasi scontato. Benché in questo mestiere non si finisca mai di imparare, si può definire "professionista" colui che ha raggiunto un livello minimo che lo pone in grado di svolgere adeguatamente la professione (perché, per quanto sia un'attività artistica, fare fumetti è anche una professione).

Poi va preso in considerazione il significato vero e proprio del termine: "Chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria" (dalla Treccani). Ovvero chi si guadagna da vivere grazie a quell'attività. Nel nostro caso, fare fumetti, appunto.

Ma esiste un altro aspetto che distingue un professionista da un anche talentuoso dilettante (o, almeno, dovrebbe) ed è l'atteggiamento. E non mi rifersico alla correttezza, alla puntualità nelle consegne e all'affidabilità, quelle sono doti che dovrebbero accompagnare la crescita tecnica ed essere date per scontate.
Ciò a cui mi riferisco ora è piuttosto un aspetto nuovo di questo mestiere, emerso negli ultimi anni grazie allo sviluppo tecnologico e all'avvento di internet e dei social network. Mi riferisco ai rapporti con il mondo esterno, e soprattutto con lettori e colleghi.

Il tempo in cui disegnatori e sceneggiatori vivevano segregati nei loro appartamenti o studi è ormai finito. Oggi il computer, strumento indispensabile per il lavoro, ci mette anche in contatto con migliaia e migliaia di altri utenti in tutto il mondo. Costringendoci a un confronto costante.
Ed è questo il nocciolo della questione.

Perché dialogare con pubblico e colleghi, scambiarsi opinioni, discutere o mostrare il proprio lavoro, anche in corso d'opera, va benissimo e crea anzi un legame più stretto che può essere produttivo e interessante per entrambe le parti. Sotto vari punti di vista.
Ma internet e Facebook in particolare non sono il Paradiso. Assomigliano piuttosto a un campo minato. Colorato e divertente, dove però basta una distrazione per mettere il piede su di una mina: un commento acido, un esplicito insulto, una frecciatina o anche un banale fraintendimento possono deflagrare in litigi, squallide polemiche e vere e proprie risse da bar.
Ed è proprio il momento in cui si può distinguere i professionisti dai dilettanti. I primi sono quelli che non raccolgono, che ignorano le provocazioni e che sanno svincolarsi dalle risse senza un graffio. Perché avete presente quel che diceva Oscar Wilde? "Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza", da cui deriva anche "mai discutere con un idiota, si potrebbe non notare la differenza". Ecco, vale anche in questo caso.
Per carità, siamo umani e a tutti possono capitare quei cinque minuti di debolezza, essere colti con la guardia abbassata, e cadere così nella trappola. Ma si tratta di capitomboli occasionali destinati a essere presto dimenticati quando il comportamento abituale è tutt'altro.

domenica 22 gennaio 2017

COME SI PRESENTA UN PROGETTO A UN EDITORE?

Qualche piccolo consiglio per chi magari voglia proporre un proprio progetto a qualche editore e non abbia idea di come presentarlo.
Ipotizziamo, per esempio, che la bravissima Francesca Follini e io volessimo proporre a qualcuno la serie Agenzia Incantesimi... Ecco un esempio accompagnato da qualche rapida indicazione.






Piccola nota: nell'ultima pagina, quella con le schede degli autori, alla fine del testo di presentazione inserite i vostri contatti: indirizzo email e numero di telefono. In questa presentazione d'esempio, per ovvie ragioni di privacy, non sono stati inseriti.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, mi permetto sfacciatamente di fare anche un po' di pubblicità a questo libro/intervista al sottoscritto.

Se volete domandarmi qualcosa in proposito, fatelo sulla mia pagina Facebook, poiché, per motivi a me ignoti, non riesco a rispondere ai commenti ai miei post!

domenica 8 gennaio 2017

PERCHE' NON FACCIO L'EDITORE

Per un semplice motivo: perché pubblicherei (o, se fossi un editor, proporrei di pubblicare) tutti questi titoli, e altri ancora, che in Italia nemmeno sono mai stati sentiti nominare e che invece a me piacciono molto. Quasi sicuramente farei fallire la casa editrice a tempo di record!
Il che la dice anche lunga sulla mia sintonia con il pubblico italiano!











sabato 31 dicembre 2016

BILANCIO PROFESSIONALE DI FINE ANNO

Confronto ai tempi in cui ogni mese spedivo in edicola dalle 94 alle 188 pagine firmate o supervisionate da me, questo (come i precedenti, d'altronde) è stato un anno abbastanza "sottotono": tre volumi in libreria (ma due sono ristampe) e la serie di Agenzia Incantesimi su Tapastic.
Beh, se siete miei fan, almeno vi sto facendo risparmiare!

In libreria (ma più facilmente su rete) potete trovare la mia intera produzione caretacea di quest'anno! Vi servirà giusto un lanternino, probabilmente!
E' chiaro che il percorso artistico che ho seguito negli ultimi anni ha portato il fumetto a non essere più la mia principale fonte di sostentamento. Più che una scelta consapevole si è trattato di un evolversi degli eventi, a volte determinati dalle mie decisioni, altre da quelle di altre persone.
Sia come sia, la situazione è al momento questa e ha i suoi pregi e i suoi difetti, come tutto. Solo che se i difetti sono meramente economici, fra i pregi posso metterci il fatto che sto facendo qualcosa che ancora mi piace e mi diverte. Forse proprio perché più centellinato e, soprattutto, meno legato al profitto. La trilogia di volumi di Jonathan Steele edita da Kappalab è stata scritta (e disegnata) in completa libertà e serenità, così come gli episodi di Agenzia Incantesimi. E dopo tanti anni passati a "macinare tavole", ogni tanto occorre rallentare un po'.

Come sempre, quel che viene pubblicato è solo la punta dell'iceberg rispetto a quanto ancora giace (NON abbandonato) nel famigerato cassetto dei progetti a cui ho comunque continuato a lavorare. Se qualcuno di questi troverà spazio nel catalogo di qualche editore nei prossimi mesi o anni, non posso ancora dirlo. Non perché non voglia, ma perché proprio non lo so! Non viviamo un momento editoriale felice: la maggior parte delle opere che trovate in libreria viene pubblicata grazie al fatto di compensare gli autori con fantomatiche royalties sulle vendite e se io posso accettare di ideare e scrivere storie senza sapere se ne ricaverò un guadagno (decente), non posso imporre la stessa scelta ai vari disegnatori, i quali -se proprio devono- preferiscono giustamente farla per quanto riguarda i loro progetti.

Progetti, progetti, sempre progetti... Se son rose...
Al momento, di certo, c'è solamente la prosecuzione di Agenzia Incantesimi, sia grazie al materiale già esistente che alle nuove storie che alcuni generosi artisti stanno illustrando. E il fatto che, purtroppo, nessuno dei progetti a cui sto lavorando reca anche la firma di Giacomo Pueroni.
Per il resto, staremo a vedere.
Intanto un buon 2017 a tutti.


martedì 20 dicembre 2016

TUTTO SI TRASFORMA

Chiunque svolga un lavoro creativo sa benissimo che ogni sua creazione, anche quella che magari lui stesso reputi più originale, in realtà è frutto delle esperienze vissute in passato. Tutto quello che abbiamo visto, letto, ascoltato e, soprattutto,provato, viene frullato dalla nostra mente per plasmare e partorire le nostre creazioni.
In questo processo rimangono ben poche tracce di quel che ci è piaciuto o ci ha colpiti quando eravamo bambini, mentre sono ben più potenti e radicate le sensazioni e le emozioni che abbiamo provato durante la fase adolescenziale e dintorni. Sono quelli gli stimoli che formeranno i nostri gusti anche da adulti e che, nel caso di chi scrive, influenzeranno inevitabilmente le nostre creazioni.
Quando inventiamo un personaggio o un'ambientazione, tutta una serie di scelte razionali o funzionali alla storia che vogliamo raccontare vanno infatti a innestarsi su di un substrato inconscio formato dai nostri ricordi e dai nostri gusti. Al momento della creazione è difficile riconoscere e identificare questo substrato, è molto più facile farlo a posteriori, spesso anche a distanza di anni, a mente fredda.

Ho fatto questo "lavoro" per quel che riguarda i tre protagonisti di Jonathan Steele, individuandone le fonti principali, sia visive che caratteriali. Eccole qua.

JONATHAN
In senso orario: Indiana Jones, James Bond, Lupin III e John Steed.


JASMINE
In senso orario: Lady Oscar, Yasmeen Ghauri, Jun.


MYRIAM
Insenso orario: la regina Aleta, Angelica e Fujiko Mine.



lunedì 12 dicembre 2016

QUANDO L'ARTE DIVENTA UN LAVORO (OPPURE NO)

C'è una discussione, cui ho partecipato, in cui si è partiti dal citare le case editrici che permettono di campare facendo fumetti e si è arrivati a parlare del mercato in generale.

Bene, partiamo subito dall'assunto iniziale: se desiderate trasformare la vostra passione per i fumetti, sappiate che avete due strade di fronte. La prima è quella di riuscire a lavorare per case editrici che non solo pubblicano personaggi creati da altri autori, ma che paghino anche regolarmente e decentemente (se non bene) i loro collaboratori. In questo caso la scelta è molto limitata: Sergio Bonelli Editore, Disney/Panini e Astorina sono al momento le sole tre realtà cui potete rivolgervi. Sarà dura, molto dura, anche perché -per le ragioni prima elencate- questi editori vengono presi d'assalto da autori sia esordienti che navigati, ma non ci sono (altre?) alternative. Però, se siete dei disegnatori, le possibilità si allargano al mercato estero, reso più accessibile dalla moderna tecnologia.

La seconda strada è ancora più impervia e difficile da realizzare, se volete campare grazie ai fumetti, ma anche più ricca di soddisfazioni per quei pochi che ce la fanno: ed è quella di diventare un autore che riesca a piazzare i suoi progetti e, soprattutto, a farseli pagare! Perché è più difficile? Semplicemente perché se ultimamente gli editori che distribuiscono le loro pubblicazioni nelle fumetterie e librerie sono sorti come funghi, aumentando le opportunità di pubblicazione per gli autori di fumetti, è altrettanto vero che, a causa di basse tirature e ancor più basse vendite (oltre a una cronica mancanza di fondi iniziali), gli unici compensi che possono offrire sono royalties sulle (basse, appunto) vendite delle loro pubblicazioni. Le più professionali offrono almeno un anticipo e, se sanno promuovere efficacemente i loro volumi, riescono anche a far seguire un ritorno economico degno di questo nome. Non che ci si possa campare, comunque, soprattutto in relazione al tempo e all'impegno necessari per realizzare il suddetto volume.
Uno su mille diventa Leo Ortolani o Zerocalcare, ma per gli altri novecentonovantanove la sola altra soluzione è quella di avere un lavoro che provveda a mantenerli, costringendoli a realizzare i loro fumetti nei ritagli di tempo.

Esiste quindi una profonda differenza fra le due strade citate. Entrambe nascono dalla passione per il fumetto, ma la prima strada cerca di trasformarla in un lavoro vero e proprio, mentre la seconda è quella che potremmo definire più "artistica" (nell'accezione ottocentesca del termine) e meno professionale. Chi cerca di infondere vita ai propri progetti e di diffonderli, di comunicare attraverso di essi la propria visione del mondo, non può pretendere di trovarsi nella stessa posizione di chi si rivolge all'ufficio di collocamento. A meno che non sia riuscito a farsi un nome in grado di garantire vendite almeno ragionevoli, non potrà mai pretendere di trovare un editore disposto a investire su di lui cifre tali da consentirgli di vivere di soli fumetti. Soprattutto in questo momento. Esattamente come gli artisti di un tempo, dovrà entrare nell'ottica di affrontare un lungo cammino di crescita, sia artistica che -se possiede talento e quel tanto di fortuna che non guasta- di fama che magari riusciranno a fargli guadagnare cifre di tutto rispetto. Ma, ripeto, mettetevi in testa che il cammino è davvero duro.

Certo, oggi esistono mezzi come internet, i social network in generale o il crowdfunding che possono modificare e facilitare questo percorso. Sicuramente possono garantire molte soddisfazioni in fatto di notorietà, ma ricordatevi che i like su Facebook sono gratuiti, vi vengono concessi facilmente anche solo per simpatia. Ma non pensiate che a ogni like possa corrispondere un lettore pagante! Alla minima richiesta di soldi, i like si dileguano come neve nel Sahara!

Il vero problema della situazione che stiamo vivendo non è l'esistenza di queste due strade, che in fondo c'è sempre stata, ma lo squilibrio che si è venuto a creare negli ultimi dieci anni. Mentre, infatti, sono in costante aumento gli editori che pagano in royalties, è drammaticamente crollato il numero di quelli che producono pubblicazioni seriali e che quindi retribuiscono regolarmente i propri collaboratori. Molte di queste case editrici (per ragioni che non starò qui a prendere in esame) hanno chiuso i battenti o hanno ridotto all'osso la produzione e/o i compensi.
La conseguenza di questa riduzione dei "posti di lavoro" è sotto gli occhi di tutti: una maggiore difficoltà a trovare lavoro in questo campo, molti autori, anche affermati, che scelgono di lavorare per l'estero o per la Bonelli e una disponibilità a lavorare anche per tariffe sempre più basse pur di racimolare qualcosa.

E' anche vero che ci troviamo in un momento di cambiamenti: del mercato e dei lettori. Probabilmente, come sempre accade in questi casi, gli autori e gli editori che per primi riusciranno a intuire in quale direzione si sta spostando saranno anche quelli a godere dei benefici. Gli altri... Cercheranno di accodarsi e di sopravvivere.
Buona fortuna tutti noi!

giovedì 1 dicembre 2016

RINGRAZIAMENTI ANTICIPATI


Nel 2017 (a Settembre, per la precisione, visto che l'albo uscì in occasione della Comiconvention al Quark Hotel di Milano), Jonathan Steele compirà vent'anni tondi tondi.
Editorialmente parlando, la sua è stata un'avventura movimentata, con momenti fulgidi e momenti cupi, come si conviene a ogni avventura degna di questo nome. Ma nonostante gli anni e le ferite, Jonathan Steele è ancora qua (uscirà a brevissimo il nuovo volume, Jonathan Steele Blanc).
Per questo, già sin d'ora, voglio ringraziare tutti quanti hanno in qualche modo contribuito alle sue avventure.
Per Festeggiamenti e celebrazioni, invece, ne parleremo il prossimo anno.


Ecco qua di seguito un elenco completo degli autori di Jonathan Steele dal 1997 a oggi, in ordine di apparizione.

SCENEGGIATORI
Federico Memola, Stefano Vietti, Vincenzo Beretta, Elettra Gorni, Teresa Marzia, Francesco Matteuzzi, Francesco Donato, Francesca Da Sacco.

DISEGNATORI
Gianni Sedioli, Gino Vercelli, Tiziano Scanu, Teresa Marzia. Giacomo Pueroni, Rossano Rossi, Sergio Giardo, Stefano Martino, Antonio Amodio, Sergio Ponchione, Jacopo Brandi, Antonella Platano, Luca Raimondo, Andrea Bormida, Adriana Farina, Paolo Armitano, Riccardo Crosa, Vito Rallo, Ambra Colombani, Riccardo Bogani, Antonio Menin, Marco Guerrieri, Gianluca Cerritelli, Alessandro Scacchia, Gianluigi Gregorini, Ivan Zoni, Gigi Cavenago, Marco Checchetto, Alberto Ponticelli, Alessio Beccati, Gigi Baldassini, Mirco Bonini, Mirco Pierfederici, Cosimo Ferri, Manuela Soriani, Paolo Pantalena, Massimo Dall'Oglio, Marco Baiocco, Ivan Vitolo, Sergio Gerasi, Giuseppe Candita, Andrea Fattori, Michela Da Sacco, Alex Massacci, Valentina Romeo, Enza Fontana, Vincenzo Acunzo, Lucilla Stellato, Manuel Bracchi, Joachim Tilloca, Vanessa Belardo, Federica Manfredi, Christopher Possenti, Daniele Tomasi, Lorenzo Pastrovicchio, Alessandro Pastrovicchio, Luisa Russo, Marco Hasmann, Gianluca Maconi, Federico Vicentini.

COPERTINISTI

Stefano Martino, Giancarlo Olivares, Teresa Marzia, Mario Alberti, Oscar Celestini, Lorenzo Pastrovicchio, Stefano Caselli & Daniele Rudoni, Davide Gianfelice, Luca Rossi, Denis Medri, Elena Casagrande & Ilaria Traversi, Mirka Andolfo, David Messina, Federico Vicentini.


martedì 29 novembre 2016

DEMOLIZIONE DELL'AUTOSTIMA

Da ormai vari anni Giuseppina è una (libera) professionista nel suo campo: non solo è molto brava, ma si impegna a dare il massimo in ogni lavoro che fa. Non di rado si ritrova a lavorare anche agli orari più assurdi, fino a notte fonda, pur di conciliare la qualità con il rispetto delle scadenze. Il suo lavoro è anche molto apprezzato dai committenti, che la riempiono di complimenti. Purtroppo le loro finanze, la crisi che ha colpito duro, il momento d'incertezza, le pressioni dei fornitori, il brutto tempo, l'elezione di Trump alla Casa Bianca, il referendum, il cane che vuole fare la sua passeggiata e tanti altre legittime ragioni impediscono a questi committenti di pagare più di poche briciole.
Ma Giuseppina, come tutti ha le bollette e l'affitto da pagare, deve fare la spesa, e di meglio non si trova. Nonostante i complimenti, quelle volte che ha provato a chiedere un aumento le è stato risposto picche e quando ha preferito lasciar perdere perché le condizioni di lavoro e il compenso non ne valevano la pena, il committente di turno non ha avuto alcuna difficoltà a sostituirla con qualcuno che ha accettato quelle stesse condizioni o anche meno. facendo un lavoro peggiore, ma in fondo, chi se ne accorge, a parte gli operatori del settore?

Seppure demoralizzata, Giuseppina va avanti così per qualche anno. Ha anche pensato di mollare tutto, ma al di là della sua passione per questo lavoro, è anche il solo in cui abbia esperienza e non ha soldi da parte per potersi permettere di fermarsi a cercare altro. C'è sempre la speranza che prima o poi qualcuno arrivi con una proposta decente.

E infatti questo accade: un giorno un committente le propone, per il suo lavoro, più del doppio di quanto le abbiano offerto negli ultimi anni. Giuseppina è quasi commossa e con rinnovato entusiasmo si mette all'opera con ancora maggiore impegno. Se prima tirava le dieci di sera per mantenere il ritmo, ora arriva a oltre mezzanotte. Quasi impazzisce per conciliare una vita normale con il lavoro, ma è felice, perché finalmente qualcuno la sta pagando decentemente, addirittura più del doppio di quanto prendesse prima. E lei è pronta a dannarsi l'anima per essere all'altezza di questo compenso e per dimostrare, al committente e a se stessa, di meritarlo.

Quasi un lieto fine, quindi?
Non proprio. Perché, vedete, quello che Giuseppina percepisce per questo nuovo lavoro, pur essendo più di quanto prendesse finora, è comunque ancora al di sotto di quello che normalmente sarebbe un giusto compenso per la sua attività. Perché Giuseppina è ancora sottopagata, anche se meno di prima, soprattutto in relazione all'impegno che ci sta mettendo.

Il problema non è che Giuseppina sia stupida. Al contrario, Giuseppina è una donna intelligente, dotata e anche con una notevole esperienza alle spalle. Il problema è che se abitui la gente a sopravvivere con le briciole, il giorno in cui le darai un biscottino, si sentirà come se avesse ricevuto il tacchino ripieno e ti sarà persino grata. Perché la sua autostima sarà stata logorata e sgretolata a tal punto che un trattamento migliore verrà ritenuto addirittura equo, se non generoso. Ma per quanto un miglioramento possa essere giustamente apprezzato, se non porta veramente a condizioni di lavoro "normali", non può essere il punto di arrivo, non può convincere di non poter o dover pretendere di più. Anche perché, nel momento in cui si prenderà per buono che "poco" sia "giusto", il giorno in cui qualcuno offrirà nuovamente "quasi niente" non sembrerà un gran sacrificio accettare.

Si tratta di un meccanismo psicologico micidiale e nei periodi di crisi si diffonde a macchia d'olio, soprattutto fra chi svolge attività da libero professionista in settori non (ritenuti) essenziali.
A volte questo meccanismo può persino generare un'impressione di prosperità del mercato a causa dell'alto numero di produzioni esistenti unicamente grazie al lavoro sottopagato di centinaia di Giuseppine e Giuseppini.

lunedì 28 novembre 2016

COME SI SCRIVE UNA TAVOLA DI SCENEGGIATURA


Qualche tempo fa, forse all'interno di un corso che avevo tenuto (ma non ne sono certo), avevo creato questo foglio per mostrare come si scrive solitamente una tavola di sceneggiatura ("tavola" è il termine tecnico per "pagina"). Essendomi ricapitata sotto gli occhi mentre controllavo che cosa contenesse una delle tante "cartelle dimenticate" nel mio computer, ho pensato che potesse magari essere utile a qualcuno.
In realtà ogni sceneggiatore può poi adottare una propria impaginazione, quando scrive, ma questa, che ho appreso da Antonio Serra, a me è sembrata sempre la più funzionale. Consiglio di leggerla, oltre che guardarla, perché all'epoca ne approfittai per inserire nei testi un po' di consigli e indicazioni.
La gabbia qui presa in considerazione è quella tipica bonelliana a sei vignette.

giovedì 17 novembre 2016

QUANDO DISEGNARE "ALLA GIAPPONESE" ERA PROIBITO (NELLE SCUOLE DI FUMETTO)

Vedere oggi tanti disegnatori, cresciuti con cartoni animati e fumetti giapponesi, così influenzati da quello stile e raggiungere il successo grazie a fumetti o illustrazioni che sono il risultato di tale formazione non solo mi fa piacere per una questione di gusto, ma anche per ragioni molto personali: Teresa Marzia (mia moglie, lo dico subito) ha infatti compiuto quel percorso alla fine degli anni Ottanta, quando era molto più accidentato di oggi.

Se attualmente non c'è una sola scuola di fumetto che non proponga corsi di manga, fino ancora alla fine dello scorso millennio non era esattamente così. Quando frequentava la Scuola del Fumetto di Milano, Teresa si sentiva ripetere praticamente ogni santo giorno che doveva smetterla di disegnare “alla giapponese” (e immaginate quel "alla giapponese" pronunciato con un marcato disprezzo) per disegnare in stile realistico o comunque occidentale. Non che studiare disegno realistico le abbia nuociuto, tutt'altro, ma era proprio l'atteggiamento ostile nei confronti di qualunque dettaglio ricordasse anche solo lontanamente un cartone animato giapponese a essere pesante da reggere. Ogni santo giorno per tre anni.

Tavola dalla prima storia di Teresa, apparsa su Fumo di China n. 8 (1991).

All'epoca le scuole di fumetto, in Italia, si contavano sulle dita di una mano, Dylan Dog era appena "esploso" e stava diventando quel fenomeno di costume destinato a influenzare l'intero panorama fumettistico italiano, mentre le riviste che ospitavano i grandi autori godevano ancora di una discreta salute. Le edicole rappresentavano ancora i soli punti vendita per la maggior parte dei fumetti (esistevano già le prime fumetterie, ma in numero esiguo, inoltre erano quasi inesistenti le pubblicazioni dedicate esclusivamente a quel circuito), ma soprattutto l'invasione dei manga nel nostro paese doveva ancora iniziare e quasi nessuno (me compreso) aveva sentore dell'effetto dirompente che avrebbero avuto.

Questo per dire che, in quelle poche scuole cui accennavo prima, lo stile giapponese era fortemente osteggiato non solo per questioni di gusto degli insegnanti, ma anche perché ritenuto del tutto ininfluente sia sotto il profilo artistico che quello commerciale: se volevi avere la possibilità di essere preso in considerazione da un editore, anche il più scalcinato, dovevi disegnare o con lo stile realistico tradizionale oppure, partendo comunque dal disegno classico, sviluppare un tuo stile decisamente più "artistico" (poi decidete pure voi che cosa intendere con questa definizione!).
Ma ispirarsi o essere anche minimamente influenzati dai cartoni animati giapponesi era decisamente sconsigliato. Il mercato stava andando in una direzione (o, almeno, così sembrava) e scuole e case editrici seguivano il flusso.


I primi studi per Legs (1993)

Nonostante tutte le pressioni subite a scuola e la generale disapprovazione, Teresa riuscì a sviluppare un proprio stile mantenendo caparbiamente elementi derivati dai manga, soprattutto per quello che riguardava le caratterizzazioni dei personaggi.
Fu quindi con il suo stile che illustrò le storie su Fumo di China, con cui venticinque anni fa esordimmo entrambi nel mondo del fumetto, e quelle per l'Intrepido, dove la nuova gestione arruolò quasi in toto gli autori pubblicati sui primi numeri di FdC.

Quando però le giunse la proposta di realizzare le prove per Nathan Never, Antonio Serra, pur apprezzando i suoi disegni e ritenendola idonea per il primo numero della nuova testata dedicata a Legs Weaver, si trovò costretto a chiederle di essere un po' più realistica e, a tale scopo, la fece inoltre inchiostrare da Gianmauro Cozzi. La Bonelli, infatti, richiedeva uno stile più tradizionale e per quanto in testate come Nathan Never, Legs, Zona X (e, in seguito, anche Jonathan Steele) venisse concessa una libertà maggiore di "sperimentazione", comunque non si potevano superare certi limiti.

Il risultato di quella collaborazione fu sicuramente il più orientaleggiante mai visto fino a quel momento in Bonelli, ma comunque un'occidentalizzazione di quello che era lo stile di Teresa. Che, fra l'altro, in quel momento era una delle poche disegnatrici della Bonelli (praticamente, oltre a lei, si potevano contare solo Lina Buffolente, Lucia Arduini, Laura Zuccheri e Luana Paesani): fu proprio Legs ad aprire le porte di via Buonarroti a uno stuolo di ragazze di talento.


Tavola dal numero 1 di Legs (1995).

Un ulteriore passo in avanti fu possibile quando Teresa cominciò a disegnare per Jonathan Steele, serie di cui era anche la creatrice grafica. Sebbene si trattasse ancora di una testata bonelliana, nel frattempo, e proprio grazie a Legs e alle sue disegnatrici, i paletti si erano leggermente allargati rispetto a quattro anni prima e Teresa ebbe la possibilità di utilizzare uno stile decisamente più vicino al suo. Intanto l'invasione di manga nel nostro paese era iniziata e anche il mondo del fumetto italiano stava cambiando, così le (ormai numerose) scuole di fumetto si stavano arrendendo all'orda di aspiranti disegnatori e disegnatrici che pretendevano, giustamente, di esprimersi con stili a loro consoni.
Così, seguendo il detto “se non puoi batterli, unisciti a loro”, nelle scuole iniziarono i primi corsi di manga.

Tavola da Jonathan Steele n. 54, con le chine di Jacopo Brandi (2003).

Tutto è avvenuto abbastanza velocemente, alla fine, tuttavia oggi è difficile pensare a quante difficoltà si potessero incontrare all'epoca se si voleva disegnare con uno stile giapponese: manga e cartoni animati nippi hanno ormai influenzato migliaia di artisti in tutto il mondo e persino in Bonelli è possibile ammirare opere straordinarie come l'Agenzia Alfa di Massimo Dall'Oglio. Fortunatamente!

Illustrazione di Agenzia Incantesimi del 2016.











martedì 18 ottobre 2016

IL NUOVO MARTIN MYSTÈRE



C'era una volta Capitan Harlock, il celebre pirata dello spazio. Chiunque sia stato bambino o ragazzino alla fine degli anni Settanta lo conosce, almeno per sentito dire: all'epoca era secondo solo a Goldrake per popolarità, nell'ambito dei personaggi televisivi.
Capitan Harlock aveva la sua serie, in cui combatteva contro le mazoniane in compagnia del suo equipaggio e della sua nave. E fin qui nulla di strano.
Poi però, uno o due anni dopo, approdò sui nostri teleschermi un'altra serie creata dallo stesso autore, Leiji Matsumoto: il Galaxy Express 999. Lo stile era inconfondibile, anche se la trama appariva del tutto differente: in un'universo ricco di alieni e pianeti colonizzati, un ragazzino attraversava l'intera galassia per ottenere un corpo meccanico. Non si trattava certo della stessa ambientazione di Harlock, poteva al massimo costituirne un lontano futuro. Così, quando in una puntata apparvero il pirata dello spazio e la sua astronave, noi spettatori di allora fummo colti di sorpresa. Però a quei tempi non c'erano internet e Facebook per intavolare migliaia di discussioni su che cosa diavolo ci facesse Harlock in quell'universo, così come eravamo meno critici in fatto di incongruenze, quindi la cosa finì lì. In fondo, persino nel granitico Tex erano presenti contraddizioni che non creavano alcun problema ai lettori: in un albo appaiono le prime automobili, in un altro Tex racconta al figlio una propria avventura di gioventù svoltasi durante la Guerra Civile, in un altro ancora Tex e il figlio partecipano alla suddetta Guerra Civile... Per tacere delle storie Disney, dove il passato e persino il carattere dei personaggi mutava da storia a storia, a seconda degli autori. Potremmo dire che ci si faceva meno problemi, in fondo.

Nei decenni seguenti, chi crescendo continuò a seguire cartoni animati e fumetti giapponesi, ebbe poi modo di verificare come, per gli autori nipponici fosse normale, ogni tanto, rinnovare i propri personaggi, magari per farli conoscere a quelle nuove generazioni che li avevano solo sentiti nominare, oppure per il gusto di rinnovarli.
Esistono quindi diverse versioni di Capitan Harlock, di Mazinga, di Cyborg 009, ma anche di personaggi più recenti come Sailor Moon e Saint Seya (I Cavalieri dello Zodiaco) e altri ancora. Per la mia generazione, cresciuta con questi personaggi, è quindi abbastanza normale. E l'affetto per le versioni originali non ci impedisce di apprezzare quelle seguenti, se ben fatte.

Capitan Harlock. L'originale e la sua più recente versione.
Questa abitudine ha sicuramente avuto una forte influenza anche su di me. La mia prima serie in assoluto, "Moon Police Dpt.", apparsa su Fumo di China, è diventata anni dopo "Legione Stellare" su Zona X. E anche la serie Agenzia Incantesimi, attualmente pubblicata su Tapastic, si è distaccata (qui più per necessità che per scelta) dalla serie madre Jonathan Steele, in modo da poter essere tranquillamente letta anche da chi non ha mai sfogliato un albo di Jonathan.

Moon Police Dpt vs Legione Stellare.
Ecco perché, all'annuncio di una nuova versione (a colori) di Martin Mystère che avrebbe presentato sostanziali cambiamenti rispetto alla serie "tradizionale", non mi sono sorpreso più di tanto. E sicuramente non mi sono scandalizzato.
Al contrario di molti lettori del Detective dell'Impossibile.

Ho infatti notato come sia all'annuncio che l'apparizione delle prime anteprime abbiano suscitato perplessità e critiche, scaturite quasi da un senso di "tradimento" provato dai lettori di vecchia data. Da quel che ho letto, infatti, credo che queste lamentele siano più o meno riassumibili nella frase "perché la serie a colori deve privilegiare un pubblico nuovo invece di premiare quello affezionato che vuole il 'vero' Martin Mystère e non una copia?"

Okay, dando per scontato che raggiungere un nuovo pubblico sia vitale per una testata che intenda sopravvivere in edicola, perché per Martin non si è optato per un'operazione analoga a quella messa in atto da Boselli per Zagor un po' di anni fa? In quell'occasione, per chi non lo sapesse, gli autori aprirono un nuovo ciclo di storie sulla testata regolare, mantenendo però tutte le caratteristiche e la continuity della serie. Preferirono quindi intervenire sul respiro, sulle tematiche e sulla qualità delle storie, piuttosto che scardinare la serie. Ma in quel caso era possibile anche perché Zagor, pur essendo editorialmente più anziano, è però un personaggio giovane, senza tempo (come Tex).
Dove per "senza tempo" non s'intende collocato al di fuori di un'epoca storica (sebbene, nel caso di Zagor, sarebbe difficile stabilirla|!), quanto non soggetto al normale trascorrere degli anni. Zagor, Tex, Mister No, Tintin, l'Uomo Ragno, Superman, Flash Gordon e la maggior parte degli eroi dei fumetti sono personaggi per i quali gli anni non trascorrono, cristallizzati in un'epoca che persiste sempre identica da centinaia di albi o che si evolve attorno a loro senza influire sulle loro cellule. E' la magia dei fumetti, no?

Martin Mystère, al contrario, è un personaggio profondamente calato nell'attualità e nel mondo in cui viviamo e dalla sua nascita, sia "biologica" che editoriale, è inesorabilmente invecchiato. Pensare di riuscire a far presa su di un nuovo pubblico o di scrivere storie più dinamiche e avventurose con un personaggio dell'età di Martin sarebbe assurdo quanto pensare di girare un nuovo film di Indiana Jones con Harrison Ford.
E in fondo, sia su Zona X che sugli almanacchi, di versioni alternative del nostro Detective dell'Impossibile ne sono già apparse, ricordate?
Ecco quindi che, un po' per divertimento, un po' per dare una rinfrescata a un personaggio con più di trent'anni di avventure alle spalle, nasce la nuova versione di Martin Mystère. Più fedele alla vecchia serie e, soprattutto, al personaggio originale rispetto alla versione animata di qualche anno fa, ma sufficientemente differente per poter essere fruita anche da chi non abbia mai letto la serie del 1982. Il mio consiglio per tutti i vecchi lettori è perciò quello di recuperare lo spirito di un tempo, magari di riportare alla mente il momento in cui hanno aperto per la prima volta un albo di Martin Mystère, e di godersi serenamente con quello stesso spirito le nuove avventure e soprattutto le potenzialità che questa terza giovinezza di Martin comporta.
Anche perché, sebbene a mio giudizio la serie avrebbe dovuto distaccarsi maggiormente, per grafica e impaginazione, da un normale albo di Martin Mystère, il lavoro è davvero buono e l'albo molto godibile (ebbene sì, l'ho già letto!). Quindi i miei complimenti a tutti gli autori!
Anche se mi ha fatto un po' ridere trovare un personaggio di nome Max in un ruolo analogo a quello di Max in Jonathan Steele!



venerdì 14 ottobre 2016

DIFFERENZIARE I PERSONAGGI

Non me ne vogliano i disegnatori, se oggi "sparlo" un po' di loro, per compensare, la prossima volta parlerò male di noi sceneggiatori! Che siamo un bersaglio facile, tanto!

Sta di fatto che,per quanto bravo, ogni disegnatore segue un po' automaticamente, a volte senza nemmeno rendersene conto, dei modelli di anatomie ben definiti, sia per quanto riguarda gli uomini, ma soprattutto per le figure femminili. Il risultato è che, facilmente, i personaggi finiscono per assomigliarsi fra loro. Non tanto nei visi, quanto nelle anatomie. Succede anche ai più grandi, sia chiaro. Il bravissimo e apprezzatissimo Frank Cho, che piace molto anche a me, disegna donne fantastiche... O meglio, disegna una donna fantastica, sempre la stessa. Cambia il colore dei capelli e, qualche volta, la pettinatura, ma per il resto tutti i suoi personaggi femminili potrebbero essere il frutto di parto plurigemellare.
Ribadisco: questo non è dovuto a una reale incapacità di disegnare anatomie differenti, dato che quasi tutti i disegnatori sono perfettamente in grado di farlo. Ma quando si lavora quotidianamente al tavolo da disegno, soprattutto a ritmi un po' sostenuti, è molto facile cedere agli automatismi senza nemmeno rendersene conto. Per gli sceneggiatori è un po' l'equivalente di ricorrere spesso agli stessi espedienti narrativi.

Quattro delle tante sorelle Cho.
Infarcendo le mie storie di personaggi femminili e avendo avuto a che fare con staff composti da diversi disegnatori, so bene di che cosa parlo. Nonostante cercassi di descrivere anche i diversi tipi fisici di personaggi, due erano essenzialmente i problemi: la tendenza a deviare dal modello originario per aderire al proprio e applicare il proprio modello un po' a tutti i personaggi.

Poiché questo,come ho detto, avviene in maniera più marcata con i personaggi di sesso femminile, sia all'epoca de "La Stirpe di Elan" su Zona X che successivamente con Jonathan Steele e Agenzia Incantesimi, Teresa disegnò uno schemino che fosse d'aiuto ai disegnatori per ovviare a questo problema. L'idea l'abbiamo biecamente "rubata" agli studi per i personaggi delle varie serie di cartoni animati giapponesi che avevamo trovato sulle riviste d'animazione o sui libri d'importazione.
E devo dire è stato d'aiuto.
Può quindi essere d'aiuto, per chi disegna, ogni tanto fermarsi ed esercitarsi a differenziare le proprie tipologie di personaggi. Anche copiando figure dal vero. Più per non rischiare di cadere negli automatismi, che per una effettiva incapacità.